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CHIARIMENTO DELLA FASE POLITICA E DELLA STRATEGIA – 2009

CHIARIMENTO DELLA FASE POLITICA E DELLA STRATEGIA 

Indice:

 

         0. Introduzione

 

         1. Traiettoria politica del processo di liberazione

1.1.              Esaurimento di una strategia e riflessione del 1994

1.2.              L’iniziativa del 1998 e l’accordo di Lizarra-Garazi

1.3.              Far fronte alla messa fuori legge- presentazione della proposta di Anoeta

1.4.              2005-2007: Tentativo di negoziazione e fase successiva

 

         2. Caratteristiche principali della congiuntura attuale

        2.1 A livello mondiale

        2.2. A livello statale

                      2.2.1. Stato francese

                      2.2.1 Stato spagnolo

          2.3. Euskal Herria

 

         3. Caratteristiche della fase politica

 

         4. Strategia indipendentista

         4.1. Quadro strategico

         4.2. Obiettivi tattici

         4.3. Costruzione nazionale

         4.4. Lotta di sinistra

         4.5. Strategia nazionale

 

         5. Processo democratico, chiave del cambiamento politico

         5.1. Caratterizzazione del processo democratico

         5.2. Strumenti di lavoro del processo democratico

           5.2.1. Ristrutturazione della Sinistra Abertzale[1]

           5.2.2. Politica delle alleanze: unione delle forze indipendentiste

           5.2.3. Dinamica di risposta: costruire una muraglia popolare

           5.2.4. Fronte negoziale

 

         6. Passi per la consecuzione dell’obiettivo

 

 


 

0.INTRODUZIONE

 

La Sinistra Abertzale in questo momento ha un bisogno: realizzare un chiarimento rispetto alla fase politica e alla strategia indipendentista, per poter sviluppare una linea politica efficace. Dobbiamo analizzare da dove veniamo e dove ci troviamo per poter definire dove andiamo e come. Infatti, se non si tengono in considerazione l’ultimo decennio, l’ultimo processo di negoziazione e la congiuntura attuale, qualunque riflessione, iniziativa o attività che si realizzi rischia di essere inutile. Ciò che si costruisce sul vuoto trae con sé/porta all’improvvisazione e al volontarismo.

Questo documento parte dall’analisi della traiettoria politica del processo di liberazione degli ultimi anni e dalla congiuntura attuale. Rinfrescare la memoria in questo senso ci pare necessario al fine di comprendere meglio il contenuto del documento stesso. Con il medesimo obiettivo, ci sembra utile riportare riflessioni e punti di vista diversi rispetto al percorso politico realizzato; non per accettarne alcune e rifiutarne altre, o scegliere una direzione rispetto a un’altra, ma con l’obiettivo di avere la prospettiva più ampia e ricca possibile al fine di concretizzare la linea politica. In questo senso, dobbiamo sottolineare che la situazione attuale è la conseguenza delle vittorie ottenute in questi trent’anni di lotta: non sono riusciti a imporre la ragnatela giuridica e politica derivata dalla riforma post-franchista (il cui obiettivo era l’assimilazione di Euskal Herria) e pertanto abbiamo mantenuto aperta la possibilità di un profondo cambio democratico. Non solo abbiamo mantenuto aperte le strade per il cambiamento, ma le abbiamo individuate e definite, pur con difetti ed errori, nell’ultimo processo di negoziazione. Inoltre, in questi ultimi decenni, siamo riusciti a diffondere nella società i principi fondamentali per una soluzione democratica.

Con questo abbiamo portato Euskal Herria alle porte del cambio politico. Trent’anni dopo le porte del cambiamento sono aperte. Questa è la prima analisi che dobbiamo fare, un’analisi positiva, pur essendo coscienti del duro cammino che abbiamo dovuto percorrere e della crudeltà della repressione attuale. Adesso la sfida è oltrepassare la porta aperta dopo decenni di lotta e portare avanti il cambiamento politico. Esistono condizioni sufficienti per questo. La chiave sta nel riuscire a plasmare queste condizioni in un’unione di forze sufficienti e in grado di portare avanti questo cambiamento politico; nell’iniziare la fase di costruzione dello Stato basco, nel definire una strategia efficace che porti con sé gli elementi per la risoluzione del conflitto in base ai parametri/nel contesto Euskal Herria-Stati.

Ed è proprio questo l’obiettivo del presente documento: chiarire la fase politica, disegnare una strategia efficace per portare avanti il cambiamento politico e fare un significativo passo in avanti nel processo di liberazione.

 

 

 

1. TRAIETTORIA POLITICA DEL PROCESSO DI LIBERAZIONE

 

1.1 Esaurimento di una strategia e riflessione del 1994

 

Alla fine degli anni ‘70, attraverso la riforma politica della Spagna, vennero compiuti passi importanti sulla strada per il consolidamento del progetto di stato come, tra gli altri, l’integrazione nelle strutture internazionali, il cambio delle strutture economiche e una riformulazione dello stato attraverso la LOAPA[2]. Nonostante ciò, almeno uno degli obiettivi non fu raggiunto: la neutralizzazione del Movimento di Liberazione Nazionale Basco. In quegli anni, la Sinistra Abertzale portò avanti una strategia negoziale fondata sulle seguenti caratteristiche: fare pressione attraverso lo scontro diretto con lo stato, al fine di obbligarlo a sedere a un tavolo negoziale e accordare l’applicazione della Alternativa KAS[3].

Quella fase di resistenza ebbe la meglio sulla riforma dello Stato, così come sui tentativi di porre fine al movimento di liberazione; basti ricordare la fallita politica sui pentiti, il Piano ZEN[4] o la guerra sporca dei GAL[5]. Nelle conversazioni di Algeri[6], risultò chiara la necessità della negoziazione e il fatto che la Sinistra Abertzale (per essere precisi, ETA) fosse un interlocutore imprescindibile. Nonostante, con il passare degli anni, lo si sia dimenticato, il lavoro realizzato durante quelle conversazioni significò un avanzamento nella definizione delle fasi e del carattere processuale della negoziazione, dei passi da fare per un cambiamento in ambito politico e portò a una riflessione sulla necessità di adeguare la strategia politico-militare.

I segnali che quella strategia si stesse esaurendo si manifestarono in vari modi: dipendenza politico-strategica dall’organizzazione armata (la lotta principale era tra ETA e le forze di occupazione, lotta che il popolo guardava dagli spalti); dall’essere una delle forme di lotta alla dipendenza da essa; un’organizzazione interna soggetta alla divisione territoriale imposta dagli stati che impediva una strategia nazionale e, in modo particolare, una carenza rispetto allo stato francese (in Ipar Euskal Herria[7] la Sinistra Abertzale era divisa, si assistette al declino dell’organizzazione armata Iparretarrak (IK) e, da Parigi, iniziarono a giungere proposte finalizzate a snaturare e nascondere il conflitto). Gli arresti di Bidart del 1992[8] posero fine a questa strategia. Dopo le conversazioni di Algeri, si diede priorità all’uso della lotta armata. Si pensava che, approfittando dei grandi eventi che si sarebbero svolti quell’anno (i giochi olimpici a Barcellona e la Expò di Siviglia), si potesse esercitare una forte pressione sul governo del PSOE. Lo schema di un’unica carta da giocare tornò a fallire nuovamente.

 

Visti i chiari segnali di esaurimento di quella strategia, a partire dal 1994 si inizierà un’epoca di riflessione e ridefinizione. Si darà inizio a una strategia fondata sulla costruzione nazionale, di modo che, senza aspettare che arrivi il giorno del cambiamento, si sposterà l’attenzione sul lavoro del giorno dopo giorno. Questo non significa che in precedenza non si lavorasse per la costruzione nazionale ma, da questo momento, il cambiamento consiste nel dare alla costruzione nazionale la centralità politica. Modificando il modello sviluppato fino all’anno 1992, forzammo l’apertura di un nuovo scenario operativo- strategico. Cosi, invece di portare avanti il conflitto con lo stato su un un unico terreno, si puntò a diversificare i campi.

 

La distinzione fra ciò che si doveva accordare nella società e ciò di cui si doveva discutere con gli stati, così come il processo di costruzione nazionale, diedero una nuova dimensione alla strategia. Proprio sottolineando questa  distinzione (ciò che si deve concordare con gli Stati e il consenso a cui si deve giungere in Euskal Herria), si rese pubblica la Alternativa Democratica.[9] Nel documento vennero definite le basi per la risoluzione del conflitto, basi che sarebbero riapparse in più occasioni negli anni successivi. L’Alternativa Democratica fu un’attualizzazione della Alternativa KAS, cosi come la Proposta di Anoeta[10] è stata un’attualizzazione dell’Alternativa Democratica.

 

A quell’epoca le mobilitazioni e la lotta di massa acquistarono molta forza, con iniziative come “Euskal Herria askatu!”(Paese basco, libero!). Una lotta che fornì la forza necessaria per fare fronte all’ambito giuridico-politico imposto e per aprire possibilità di un cambiamento politico. L’acuirsi del conflitto che si registrò in quegli anni non fu esclusivamente una scelta della Sinistra Abertzale: tanto i nostri nemici come i loro collaboratori sferrarono un violento attacco basato sulla dicotomia “democratici/violenti”, oltre a promuovere dinamiche di criminalizzazione. Si iniziarono a porre le basi teoriche degli attacchi che successivamente avrebbe condotto il Partido Popular (PP).

La Sinistra Abertzale non solo riuscì a resistere, ma sviluppò anche un’azione in grado di creare i presupposti per il conseguimento degli obiettivi politici. Venne promossa una dinamica di mobilitazione di piazza, poiché per poter raccogliere i frutti bisogna prima seminare. Non dobbiamo comunque dimenticare che si corse il rischio di fraintendere e snaturare la lotta, con formulazioni come “la socializzazione della sofferenza” o atteggiamenti di disdegno delle iniziative politiche. Infatti, è sempre esistito il rischio di sottovalutare il lavoro politico (il raggiungimento di obiettivi intermedi non ha importanza) o di optare per il mero attivismo (lotta senza obiettivi). Nonostante tutto, quegli anni diedero risultati positivi. La Sinistra Abertzale era in buona salute in tutta Euskal Herria, tanto da essere in grado di far fronte alle importanti sfide politiche che erano alle porte. Anche i passi dati in Ipar Euskal Herria sono un esempio di questo sviluppo: si promosse la riorganizzazione delle forze disperse (creazione di Abertzale Batasuna (AB), Gazteriak, Koordinaketa…), si curarono le relazioni tra i gruppi della Sinistra Abertzale (AB, EB, HB, HA) e si portarono avanti importanti mobilitazioni e attività a livello sociale (elezioni, obiezione totale al servizio militare, ufficialità dell’euskara, richiesta di costituzione di un dipartimento basco all’interno dello Stato francese….)

Si deve sottolineare anche il lavoro realizzato nell’ambito della Comunità Autonoma Basca. Una delle novità fu l’attività svolta dal sindacato LAB assieme al sindacato ELA per cambiare i rapporti di forza a livello sindacale. Anche la dichiarazione di ELA[11] nel 1997, dove si affermava che “lo Statuto di autonomia è morto”, rappresentò un appoggio e un rafforzamento delle tesi tracciate dalla Sinistra Abertzale.

Questo non significa che il cammino fosse facile, anzi. Anche gli stati affilarono i loro coltelli, soprattutto lo Stato spagnolo. Infatti, in risposta alla Alternativa Democratica, nel ’97/’98 si agì contro il gruppo dirigente di Herri Batasuna. In quell’occasione l’analisi realizzata in proposito dalla Sinistra Abertzale non colse la portata di quell’azione repressiva (primo capitolo della successiva illegalizzazione). Più che una questione congiunturale, fu l’inizio del disegno repressivo che mirava a vanificare la strategia della Sinistra Abertzale.

La strategia politico-militare per la liberazione nazionale riuniva lotta armata, lotta di massa e lotta istituzionale; da quel momento lo stato abbandonò lo schema abituale di risposta, che consisteva nel metter fine alla lotta armata e integrare nella legalità le altre forme di lotta, e scelse di stroncare la lotta di massa e la lotta istituzionale. In questo modo si voleva neutralizzare la strategia politico-militare, non mettendo fine alla lotta armata, ma impedendo il lavoro in campo politico.

 

 

 

1.2. L’iniziativa del 1998 e l’Accordo di Lizarra-Garazi.[12]

 

Il ciclo politico apertosi dopo l’iniziativa di ETA del 1998 e l’accordo di Lizarra-Garazi significarono un punto di inflessione nel percorso iniziato quattro anni prima. Sono note le conseguenze positive:

  • Risultarono chiare le potenzialità della Sinistra Abertzale.
  • Si approfondì lo scontro tra Euskal Herria e gli stati. Si diffuse nella società l’idea che Euskal Herria doveva percorre una propria strada.
  • Si evidenziò la mancanza di validità delle istituzioni esistenti (Comunità Autonome).
  • Si chiarirono le basi del conflitto e i nodi gordiani da scogliere, e si giunse al maggior accordo mai realizzato in favore di una soluzione democratica (accordo di Lizarra-Garazi).
  • Prese forza la necessità di un cambiamento politico.
  • Si fecero passi importanti nella costruzione e strutturazione nazionale (Udalbiltza)[13] e, come non era mai successo prima, risultarono chiaramente definiti i confini di Euskal Herria, al di là delle divisioni esistenti.

I problemi non furono pochi. In primo luogo, perché non si fece una lettura sufficientemente unitaria su come sviluppare l’iniziativa, nemmeno in seno alla Sinistra Abertzale. Si trattava di un “processo di pace”, oppure doveva essere un “processo di costruzione”…. In ogni modo, il maggior problema fu l’atteggiamento del PNV (che doveva essere compagno in questo viaggio), il quale, ancora una volta, per paura della situazione che si poteva creare, non volle seguire la direzione concordata.

Il PNV percepì che la sua egemonia era in pericolo. Non dobbiamo dimenticare la quantità di voti ottenuti dalla Sinistra Abertzale nelle elezioni del biennio ’98-’99. I dirigenti del PNV non l’hanno ancora dimenticato. In ogni caso, la scelta non fu quella di privare il PNV di tale egemonia e indirizzare il processo su altre strade.

In fin dei conti, Lizarra-Garazi rappresentò un punto di inflessione nel processo di liberazione e, se si fosse realizzato, si sarebbe aperta una fase caratterizzata da nuovi rapporti di forza, nonostante questa scelta implicasse il superamento del ciclo della lotta armata.

Comunque sia, le basi dell’accordo firmato con EA e PNV seguivano un altro schema: compiere passi sulla strada della sovranità tra soggetti che accettavano Euskal Herria, cercando di superare l’ambito giuridico politico imposto e fare fronte uniti alla chiusura degli stati. Allo stesso tempo, l’accordo di Lizarra-Garazi fissò le basi per il superamento del conflitto, nonostante la società, in molte occasioni, lo abbia percepito come un fronte nazionalista.

 

Con l’obiettivo di avanzare nel processo per la sovranità, nell’estate del ’99, si offrì al PNV e ad EA la possibilità di un nuovo accordo. L’accordo non si concretizzò (loro ci accusarono di voler andare troppo in fretta e noi gli rimproverammo di non voler andare avanti nella direzione necessaria) e, vedendo che la situazione poteva degenerare, ETA annunciò la fine della tregua.

Il prezzo di quella rottura la pagammo noi, e pagammo caro, mentre il PNV non si lasciò scappare l’opportunità di presentarsi come soggetto centrale (Xabier Arzalluz disse che si trovavano “come Gesù Cristo, tra due ladroni”, riferendosi al PP e alla Sinistra Abertzale).

La realtà è questa: dopo essersi risolto in un nulla di fatto l’accordo firmato da ETA con il PNV ed EA, la linea della Sinistra Abertzale per sotterrare l’ambito autonomista e condizionare la politica futura del PNV (dicevamo che si trovavano a un bivio) non ebbe successo, come chiaramente dimostrarono le elezioni del 2001 nella Comunità Autonoma Vasca.

 

Bisognerebbe accennare a due aspetti, di cui finora non si è parlato, relativi al ruolo della lotta armata in quella fase: il primo riguarda l’inizio e il significato del cessate il fuoco; il secondo, il suo finale. In effetti, dichiarare una tregua indefinita di queste caratteristiche aveva un significato profondo rispetto al percorso storico del movimento di liberazione nazionale. In qualche modo, fino ad allora, la nostra base aveva interiorizzato il seguente assioma: la lotta armata continuerà fino a ottenere il riconoscimento di alcuni diritti minimi. Benché la possibilità di un cessate il fuoco con l’obiettivo di unire forze patriottiche fosse già stato proposto negli incontri di Txiberta,[14] si trattava di un evento ormai lontano nel tempo e che non aveva lasciato tracce nelle generazioni successive. Quindi, il fatto di aver posto la sospensione delle attività armate come punto di partenza aveva relativizzato l’importanza della lotta armata agli occhi della società: si trattava di una scelta, non di un obbligo imprescindibile.

Il secondo elemento è legato alla fine della tregua: ETA mise a segno azioni armate importanti, che produssero un forte impatto ma non ebbero altrettanto riscontro politico, o per lo meno non sufficiente. Per la base sociale della Sinistra Abertzale era difficile capire in che direzione si stava andando.

 

 

 

1.3. Far fronte alla messa fuorilegge – Presentazione della proposta di Anoeta

 

Stando così le cose, nel 2001 la crisi divenne evidente. La Sinistra Abertzale rispose bene, tenne e, approfondendo sul piano teorico la fase posteriore a Lizarra-Garazi, riuscì ad acuire la crisi giuridico politica del sistema imposto dalla Costituzione spagnola e, allo stesso tempo, potenziò la richiesta del riconoscimento dell’identità nazionale e del cambiamento basato sulla volontà popolare. Tutto questo ebbe una ripercussione nel dibattito sul modello territoriale dello Stato spagnolo, dibattito presente anche in altri territori. Catalunya ne è l’esempio più chiaro.

La Sinistra Abertzale fece fronte alla situazione portando avanti il processo di riflessione interna “Hausnartzen” (“Riflettendo”) e preparando l’iniziativa politica futura. Già allora erano in molti a pensare che il processo successivo, qualsiasi esso fosse, sarebbe stato un processo diverso. Da alcuni settori emerse la necessità di adeguare il contenuto della Alternativa Democratica (che diventerà la proposta “Orain Herria – Orain Bakea”, “Adesso il popolo- Adesso la Pace”, conosciuta anche come “Proposta di Anoeta”). In questo contesto si mise in moto il Forum di Dibattito Nazionale così come si diedero i passi necessari per attivare un fronte negoziatore.

La situazione non era tra le più facili: il PP, con l’idea di riuscire a porre fine al movimento indipendentista, incrementò la strategia giudiziaria e poliziesca per mettere all’angolo la Sinistra Abertzale. Ekin, Zumalabe, Jarrai-Haika-Segi, Askatasuna, Udalbiltza, Egunkaria…[15]. La repressione mise a segno colpi psicologici, con l’intenzione di minare la fiducia e la possibilità di organizzazione sul lungo periodo. In seguito, avvalendosi della perdita di diritti che si stava dando in tutto il mondo, dovuta agli avvenimenti dell’11 settembre 2001, conseguì il suo principale obiettivo: la illegalizzazione di Herri Batasuna/Euskal Herritarrok/Batasuna e, in questo modo, l’espulsione della Sinistra Abertzale dalle elezioni e dalle istituzioni[16].

In questa situazione, il processo di fondazione di Batasuna come partito politico non attivò tutte le forze che avrebbe dovuto attivare (si consumarono le scissioni di Aralar e AB). La cosa peggiore, comunque, fu di non uscire rafforzati da quel processo.

Nonostante la forte repressione, non cademmo nella trappola dell’emarginazione e della clandestinità; non ci perdemmo per strada. Dopo aver rafforzato la coesione interna, si diede un’accelerazione all’iniziativa politica e le elezioni del 2003 dimostrarono che la Sinistra Abertzale aveva retto all’offensiva.

Gli attacchi di matrice islamica realizzati a Madrid l’11 marzo 2004 ebbero come conseguenza il declino del PP. L’ossessione di annichilire la Sinistra Abertzale lo portò alla sconfitta. Così, in modo inaspettato, il PSOE vinse le elezioni spagnole.

La nuova situazione rese possibile accelerare la messa in moto del processo democratico, ovviamente grazie al lavoro realizzato fino ad allora. Sono noti i fattori che influirono in quel contesto, cosi come i principali avvenimenti di quegli anni: l’accumulazione di forze raggiunta dal Forum di Dibattito Nazionale, essere riusciti a fare fronte ai tentativi di annientare la Sinistra Abertzale, la Proposta di Anoeta, la dichiarazione di ETA per la risoluzione del conflitto, i contatti iniziati con il PSOE e il governo spagnolo, l’implicazione di agenti internazionali, una risposta adeguata al piano Ibarretxe (da allora il PNV non ha più alzato la testa)[17], i buoni risultati ottenuti da EHAK[18] nelle elezioni, i passi importanti dati in Ipar Euskal Herria per superare il danno causato dalla divisione di AB, l’accelerazione di dinamiche politiche, l’accordo firmato da ETA e il governo spagnolo…. Oltre a tutto questo, nel marzo 2006, ETA dichiarò una tregua permanente, rispettando quanto stabilito nell’accordo.

 

 

 

1.4. 2005-2007: Tentativo di negoziazione e fase successiva

 

È risaputo che, comunque, in quel momento non tutti i fattori in campo erano positivi e molti lasciavano presagire quanto poi accadde. Non possiamo dimenticare che, in quella fase, si iniziò ad applicare ai prigionieri politici la condanna a vita, mentre la politica penitenziaria si rendeva responsabile della morte di altri due prigionieri. Così come non possiamo dimenticare che la Audiencia Nacional spagnola rafforzò la sua azione per rendere impossibile l’attività sociale e politica della Sinistra Abertzale, proprio quando si rendeva pubblica l’iniziativa della tregua.

Tuttavia, c’era un altro fattore che avrebbe dovuto generare maggiore preoccupazione: la coesione interna della Sinistra Abertzale non era, al momento, quella necessaria. C’erano punti di vista diversi rispetto all’analisi del processo. Per alcuni, l’iniziativa della tregua era stata prematura, non era chiaro come i diversi attori politici avrebbero potuto raggiungere un accordo, rimaneva in sospeso l’elemento principale per concretizzare il processo, lasciandolo in questo modo in mano al nemico. Inoltre, il fatto che fin dal primo momento il governo non rispettasse quanto accordato aumentò la sfiducia. Per altri, la tregua doveva essere definitiva e il processo doveva essere sostenuto, invece di rimanere bloccati in una situazione di paralisi. Secondo questo punto di vista, il processo, invece di fondarsi sul ruolo trainante di ETA e della lotta armata, doveva basarsi sul protagonismo della società e sul ruolo di leadership di Batasuna. Bisogna riconoscere che non si intervenne in modo opportuno per mobilitare i cittadini ma, comunque, secondo questa lettura, le diverse fasi e gli impegni assunti nella negoziazione furono interpretati in modo meccanico e prevalse una valutazione inadeguata tanto dei risultati immediati quanto di quelli generali del processo.

Pertanto la mancanza di coesione si manifestò in questi tre campi: nella definizione della fase del processo di liberazione, nella caratterizzazione del processo di negoziazione e nell’interpretazione del ruolo della lotta armata. Probabilmente il fatto di avere neutralizzato il tentativo di assimilazione da parte dello stato e di avere aperto un processo di negoziazione esigeva una riflessione di carattere strategico che non ci fu, fatto che portò a letture contraddittorie, rendendo il processo ancora più instabile.

Pur con problemi e contraddizioni, venne fatto un grande sforzo per unificare criteri e si diede priorità all’importanza degli elementi politici del processo. Nonostante esistessero diversi punti di vista, il dibattito principale, a tutti i livelli, fu cercare la proposta politica che potesse portare alla risoluzione del conflitto. Questo è il prezioso risultato ottenuto: non solo furono  identificate le chiavi risolutive del conflitto (già presenti nel processo di Lizarra-Garazi), ma si riuscì a coinvolgere il resto dei soggetti sociali e politici nella formulazione precisa per una soluzione democratica, tanto a Loiola[19], come nell’ultimo tentativo del maggio 2007.

Abbiamo percorso una gran parte del cammino, ma dobbiamo riconoscere che, nell’ultima fase, non siamo stati in grado di creare un movimento popolare adeguato al lavoro realizzato. Per esempio, non abbiamo tenuto in giusta considerazione l’unione di forze realizzatasi attorno all’“Accordo Democratico di Base” promosso dal Forum di Dibattito Nazionale.

Nonostante i progressi realizzati, sfortunatamente il PSOE non ha voluto fare il passo; tra le altre ragioni, per mancanza di cultura democratica (lo Stato spagnolo ha questo problema strutturale) e perché non siamo riusciti a creare l’unione di forze necessaria per esercitare una pressione sufficiente. Per il PSOE l’aspetto “tecnico” del processo (porre fine ad ETA) era prioritario, cosa del resto normale. Il fatto è che, contrariamente a quanto si poteva dedurre dall’accordo firmato con ETA nel 2005, per conseguire tale obiettivo non ha voluto accettare il percorso verso un ambito democratico.

Nell’elenco dei risultati più importanti, si dovrebbero menzionare i seguenti:

  • Il carattere politico del processo. Qui si situano i contenuti  dell’accordo iniziale tra ETA e il governo e l’indole del dibattito nelle successive conversazioni (Loiola e il tentativo di maggio). Come si è detto, definito il carattere politico del conflitto si precisarono le vie per la sua risoluzione, rese pubbliche anche alla società (atto realizzato nel Anaitasuna). In questo modo, si consolida la necessità di una soluzione politica attraverso un processo di negoziazione.
  • La lotta di Euskal Herria assume carattere internazionale e questo potrebbe essere un fattore positivo per il futuro. Anche se forse non siamo del tutto coscienti delle conseguenze: l’internazionalizzazione comporta una serie di obblighi, tutto quanto si faccia, nel bene nel male, ha una ripercussione in ambito internazionale, e la mancanza di una direzione, dalla rottura del processo in poi, non ha permesso di curare in modo adeguato il consenso e gli spazi conquistati.
  • La responsabilità del fallimento del processo ricadde, nei primi mesi, in gran parte sul governo, ma la situazione, con il passare del tempo, è cambiata. In questo senso, basta osservare i risultati ottenuti nelle ultime elezioni dal PSN (Partito Socialista della Navarra) e dal PSE (Partito Socialista di Euskadi), per rendersi conto che la società basca non li ha considerati responsabili della rottura, anzi, ha premiato il loro sforzo negoziatore.
  • La responsabilità del PNV è evidente, visto il suo allineamento con il governo spagnolo. In seguito, il fallito tentativo di Ibarretxe (proporre una consulta popolare con alcuni dei contenuti del processo) ha nuovamente reso manifesto un comportamento corrotto.

 

Rispetto alla rottura della tregua, molti hanno pensato che forse si è avuta la stessa fretta nel sospenderla quanto nel dichiararla. Ricordiamo che l’offensiva politica era ciò a cui si doveva dare priorità. Anche se alla fine emersero punti di vista discordanti sul modo di intendere il processo, il modello di negoziazione e le garanzie necessarie. Per alcuni, la maggiore garanzia era la lotta armata; per altri, in futuro, l’unica garanzia doveva essere la mobilitazione popolare e l’accumulazione di forze. Pertanto, nell’analizzare la rottura del processo, bisogna tenere ben presente la mancanza di coesione al nostro interno.

Dopo la rottura del processo, la Sinistra Abertzale ha cercato di rafforzare le basi fissate in esso (ci si pose come compito diffondere la proposta del Anaitasuna e quanto discusso a Loiola), collocando la fase di  scontro all’interno della logica del processo. D’altro canto, le azioni repressive dello Stato (realizzate con una velocità che nessuno immaginava, nell’intenzione di annichilire la Sinistra Abertzale) hanno evidenziato un’assoluta indifferenza nei confronti della società basca.

Per questo, nelle elezioni del marzo 2008, la Sinistra Abertzale ha ottenuto buoni risultati – la sua base ha raccolto la proposta di astensione nelle elezioni generali Spagnole e “Euskal Herria Bai” ha ottenuto il miglior risultato del nazionalismo nelle elezioni cantonali e municipali nello stato francese – e, come risposta, ha organizzato con successo un giorno di sciopero e mobilitazione.

Tuttavia, inganneremmo noi stessi se non riconoscessimo che, dopo la rottura, i nostri problemi strutturali sono venuti allo scoperto. Oltre alle difficoltà per adeguarsi alla nuova situazione e le conseguenze della repressione nei confronti delle strutture dirigenziali, è evidente che la nuova fase di contrapposizione ha portato alla luce tutti i problemi strutturali della Sinistra Abertzale. Problemi, non nuovi, di coesione e di lucidità sono emersi al  momento di chiarire la fase politica, e si sono acuiti quando dovevamo prendere delle decisioni, a tal punto da ostacolarci.

Così, convinti del fatto che non esistevano condizioni per il cambiamento politico e che quindi fosse impossibile riaprire un processo democratico o costruirne uno nuovo, si è diffusa l’idea che la Sinistra Abertzale fosse condannata a una lunga fase di scontro, riproducendo in modo mimetico lo schema post negoziazioni di Algeri. All’apparenza, non ci siamo resi conto del perché e a che fine iniziammo il processo democratico. Non abbiamo capito che non si trattava solo di fare alcuni passi e gettare le basi per una nuova fase. Non abbiamo sufficientemente interiorizzato che ci troviamo in un momento in cui dobbiamo mettere in pratica il cambiamento politico e che questo ci obbliga a cambiare alcuni schemi mentali.

Negli ultimi mesi ci siamo immersi nel lavoro di ricomporre questo disorientamento attraverso il dibattito – anche se non con la profondità e l’ ampiezza sufficienti – e, rispondendo alla situazione del momento, abbiamo messo in pratica alcuni degli elementi della strategia da costruire. In questo senso, è stato significativo il lavoro realizzato in occasione dell’Aberri Eguna (giorno della patria basca), dello sciopero generale e delle elezioni – soprattutto quelle europee. Abbiamo verificato che è possibile intraprendere il cammino, però ci sbaglieremmo se pensassimo che le azioni che rendono possibile indirizzare il corso politico servano per chiarire la linea politica. In questo senso, deve essere chiara qual è la scommessa politica – articolare un processo democratico e portarlo fino alla fine – e che nuove condizioni e opportunità non si creano da sole.

In definitiva, sarebbe un errore dimenticare il lavoro svolto negli ultimi anni, o mettere da parte alcuni punti fermi ineludibili. Viviamo tempi di duro scontro, ma dobbiamo renderci conto che ci troviamo ancora in una fase politica nella quale dobbiamo realizzare il cambio politico e ottenere un ambito democratico di intervento. In questo senso, dobbiamo dire che esistono le condizioni necessarie per portare avanti un’accumulazione di forze tattico-strategica che ci porti, in primo luogo, a un ambito democratico, per poi conseguire lo Stato basco. Esistono le condizioni sufficienti per compiere un passo decisivo nel processo di liberazione e aprire un nuovo ciclo, anche se questo comporta un adeguamento degli strumenti politici e organizzativi.

 

 

 

2. PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLA CONGIUNTURA ATTUALE

 

2.1. A livello mondiale

 

Dopo la decade degli anni ’80, il capitalismo ha messo in atto un attacco allo stato sociale tale da ridurre progressivamente i diritti ottenuti attraverso anni di lotta. La difesa di una base minima (settore pubblico, educazione, diritti del lavoro…) serviranno sia per fare fronte al neoliberismo come per riunire settori popolari e la classe lavoratrice. Questa è una questione da tenere presente nel momento di elaborare una strategia di liberazione nazionale, ancor più in quest’epoca di dura crisi economica. In affetti, questo crack della globalizzazione neoliberista ha esteso a tutto il mondo le conseguenze di un modello di sviluppo economico basato su politiche speculative.

In linea con l’ultimo sciopero generale realizzato in Euskal Herria e con le attività realizzate su questo tema, la Sinistra Abertzale dovrebbe unire la trasformazione sociale alla trasformazione politica.

 

L’evoluzione degli ultimi anni indica che stiamo andando verso un nuovo Ordine Mondiale. Contrariamente a quanto pensavano in molti, il nuovo assetto internazionale non sarà basato sul potente impero statunitense. In realtà sarà molto complesso (con molti poli, secondo alcuni), come si deduce dai nuovi poteri regionali e dalla concorrenza tra loro. Esempi di questa situazione sono Brasile, Russia, India e Cina (denominati BRIC), cosi come l’ALBA, l’UNASUR, l’ASEAN, la Comunità del Sud dell’Africa… Tuttavia non è chiaro quale sarà il nuovo Ordine Internazionale che scaturirà da questa crisi.

 

Sebbene siano ancora da verificare le conseguenze di avvenimenti come il golpe in Honduras o il fatto che la Colombia abbia messo a disposizione basi militari al servizio degli USA, si può affermare che il comportamento armato dell’imperialismo è cambiato. Anche se il golpe in Honduras può dare spazio a interpretazioni differenti, non sono stati utilizzati questi mezzi per frenare l’auge che le forze progressiste stanno avendo in questi ultimi anni, o per lo meno non come in epoche precedenti. Vengono però utilizzati altri mezzi: ricatto economico, promuovere scioperi per creare destabilizzazione politica…

L’azione militare è stata trasferita principalmente nei territori che possiedono materie prime e risorse naturali (Medio Oriente, il nodo Iran-Afghanistan-Pakistan, il centro Africa…). In questa situazione, e soprattutto in America del Sud (Venezuela, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, El Salvador), le forze progressiste hanno conquistato il centro del potere. Ciò che è successo in Honduras è proprio un tentativo di contrarrestare questo fenomeno.

In tutte queste realtà c’è stato un cambiamento nelle modalità di giungere al potere. Attualmente, eccetto alcuni casi –il caso delle FARC in Colombia – il contesto di riferimento è la messa a punto di strategie basate sull’accumulazione di forze eterogenee tra le classi e la costruzione di ampie maggioranze sociali. In questo senso, il denominato Socialismo del XXI secolo, non parte dall’annullamento delle classi mediante decreto una volta raggiunto il potere, ma dall’elaborazione e attuazione di un modello che persegua questo obiettivo attraverso un progressivo cambio strutturale del sistema.

 

Un’altra variabile è senza dubbio l’attività del radicalismo islamico.

Approfittando dell’eco di queste azioni, gli stati intendono delegittimare ogni forma di lotta. Si tratta di una battaglia ideologica tremenda che, grazie all’uso dei mezzi di comunicazione, provoca importanti conseguenze nella società. Gli stati hanno approfittato della situazione per ridurre le libertà e i diritti democratici. Che dire degli Stati spagnolo e francese: la sentenza emessa dal Tribunale di Strasburgo dei Diritti Umani in relazione al caso Batasuna è una dimostrazione del radicamento che in tutto il mondo hanno “le guerre preventive contro il terrore” iniziate da Bush, così come una conferma della scommessa liberticida a favore della sicurezza.

 

In Europa si manifesta una chiara tendenza di spostamento a destra: sicurezza, riduzione dei diritti e delle conquiste sociali, politiche contro gli immigranti, interventi militari… E se questo fosse poco, negli ultimi mesi si è chiaramente evidenziata la mancanza di progetto alternativo della socialdemocrazia. Come dimostrano anche i casi di Francia, Italia, Gran Bretagna, Germania e Portogallo, la crisi della socialdemocrazia è molto profonda. In questo contesto, la sinistra classica continua a non avere la capacità di offrire una vera alternativa di potere.

Comunque, i risultati ottenuti da Die Linke in Germania, PCP e Bloko in Portogallo, cosi come il Partito Comunista in Grecia e Repubblica Ceca lasciano aperta qualche speranza.

 

In Europa abbiamo assistito ad avvenimenti legati alla modificazione di stati e frontiere: creazione di nuovi stati (dopo la caduta del blocco sovietico), modificazione delle frontiere interne all’Europa (come dimostrano i casi di Kosovo e Montenegro, pur rappresentando esperienze completamente diverse). Si stanno moltiplicando proposte indipendentiste che vengono considerate legittime (Fiandre, Scozia…). L’ultimo esempio è quello della Groenlandia. Fuori dall’Europa dobbiamo segnalare il significativo caso del Quebec. Tutti questi elementi sono da tenere in considerazione nel momento di sviluppare una strategia di liberazione nazionale.

 

Negli ultimi tempi, da quando Barack Obama è presidente degli USA, e per motivi diversi (interessi meramente geostrategici in alcuni casi, cercare di dare un’altra immagine agli occhi del mondo in altri), si sono moltiplicate le iniziative finalizzate a dare una soluzione negoziata a determinati conflitti politici. Sono da segnalare: i movimenti che si stanno creando con la proposta realizzata dal PKK nel caso del Kurdistan, le decisioni assunte in Austria in relazione al caso Saharaui, le iniziative che sta portando avanti il senatore George Mitchell in Palestina, la ripresa dei negoziati tra il Nuovo esercito del Popolo delle Filippine e il governo, la continuazione dei negoziati tra questo stesso governo e il Fronte del Moro delle isole Mindanao e le iniziative in Colombia.

 

 

2.2. A livello statale

 

2.2.1. STATO FRANCESE

 

Sul piano politico-istituzionale, lo Stato francese si trova in un processo di riforma del suo modello di organizzazione interna, con l’obiettivo di modernizzare la sue antiquate strutture. D’altra parte, il riconoscimento della nazionalità dei popoli oppressi continua a essere una questione senza risposta.

 

Intanto, le rivendicazioni nazionali sia di Euskal Herria come degli altri popoli oppressi proseguono il loro cammino, e si può prevedere che continueranno a rafforzarsi e arriveranno a convertirsi in fonte di problemi. In Martinica e Nuova Caledonia si sono già prodotti conflitti. Inoltre bisogna ricordare l’accordo di autonomia deciso tra Parigi e Nuova Caledonia, secondo il quale, a partire dal 2014, la Nuova Caledonia potrà esercitare il diritto all’autodeterminazione, cosa che senza dubbio rafforzerà le rivendicazioni nazionali del resto dei popoli oppressi. Intanto, in Corsica, le forze indipendentiste stanno facendo importanti progressi per il rinnovo dell’“accordo di Martignon” e per l’ottenimento dell’unità. Nel nostro caso, in Euskal Herria, sia i movimenti indipendentisti-progressisti sia la Sinistra Abertzale come forza politica continuano a rafforzarsi.

 

Tuttavia, rispetto alle rivendicazioni nazionali di Euskal Herria, il governo Francese mantiene un atteggiamento di assoluta chiusura, rispondendo alle rivendicazioni nazionali e alla richiesta di forme di autonomia con tentativi di assimilazione e con la repressione.

 

Sul piano socio-economico, invece, sembra che dopo la reazione sociale agli inizi della crisi economica –sciopero generale- il governo di Sarkozy abbia ricomposto la situazione. Oggi, sia il PSF sia il resto dei partiti di sinistra –incluso il NPA- non hanno saputo approfittare della situazione per presentarsi come alternativa e incidere sulla situazione politica. Come se non bastasse, nel PSF prevalgono i conflitti interni e la divisione. D’altro canto, lo spettro politico che si vuole articolare a sinistra del PSF continua a essere molto disperso. Il NPA, partito creatosi nella sinistra alternativa e che ha generato grandi aspettative, ha ottenuto scarsi risultati nelle Elezioni Europee. Comunque, si dovrà seguire attentamente la crisi economica perché, sebbene sia stato annunciato un certo “recupero”, continua a essere una variabile che può destabilizzare lo stato.

 

 

2.2.2. STATO SPAGNOLO

 

Il modello di organizzazione interna dello Stato spagnolo continua a essere una fonte di problemi. Anche se l’elemento principale di questo dibattito è il conflitto in Euskal Herria, è il modello nel suo complesso a generare dubbi e scontro politico tra le principali forze politiche.

  • L’“Estatut” della Catalunya è ancora all’esame del Tribunale Costituzionale, blindato, con l’obiettivo di prevenire, attenuare e controllare le conseguenze e le reazioni che la decisione potrebbe provocare.
  • Il modello di finanziamento delle Comunità Autonome ha generato dispute e accresciuto la lotta politica ed economica tra i diversi territori, estendendo il dibattito sul modello di organizzazione interna dello stato.
  • La crisi economica e l’utilizzo del denaro pubblico, aumentando le tensioni tra il governo di Madrid e la “periferia”, hanno ulteriormente alimentato il dibattito.

 

Il modello delle Comunità Autonome, imposto 30 anni fa con l’obiettivo di annullare le rivendicazioni nazionali all’interno dello stato, non ha affatto chiuso il dibattito in proposito, anzi, le posizioni a favore di un maggior livello di autonomia, così come di sovranità, si sono rafforzate (specialmente in Euskal Herria e Catalunya).

 

In contrapposizione a questo, bisogna sottolineare che determinati settori politici e mediatici (la Chiesa, centri di potere economico, gruppi di estrema destra…) stanno realizzando un enorme sforzo per ottenere maggiori consensi al modello della centralizzazione (“L’unità della Spagna”).

 

D’altro canto, tanto la vittoria del PP nelle elezioni europee, come la crisi economica, hanno stretto alle corde il Governo del PSOE, che nei prossimi mesi potrà attraversare anche momenti peggiori, a causa alle caratteristiche specifiche che la crisi assumerà in Spagna.

 

Intanto, la sinistra politica e sociale nello stato, lungi dall’offrire un’alternativa reale, è destrutturata. In questo contesto, alla debolezza e alla mancanza di direzione di Izquierda Unida bisogna aggiungere il lamentabile servilismo dei sindacati CCOO e UGT nei confronti del PSOE.

 

 

2.3. Euskal Herria

 

La situazione di Euskal Herria è caratterizzata dalle possibilità di realizzare un cambiamento politico-istituzionale, pur avendo, queste opportunità, intensità diversa in Hego e Ipar Euskal Herria.

 

In Hego Euskal Herria continuiamo a trovarci in una fase di transizione fra diversi cicli politici: un ciclo ormai esauritosi (autonomismo) e uno nuovo non ancora pienamente definito. Pertanto l’attuale battaglia politica verte sugli obiettivi e le caratteristiche del nuovo ciclo che si deve aprire.

Dopo la rottura dell’ultimo processo di negoziazione, all’interno di una battaglia che si sta portando avanti dall’epoca di Lizarra-Garazi, ci troviamo in una situazione di paralisi, nella quale la Sinistra Abertzale, anche se regge dinnanzi alla spinta repressiva dello stato, sta trovando enormi difficoltà nel condizionare la posizione dello stato, cosi come nella determinazione della  natura e delle caratteristiche del cambiamento politico.

Alla base di questa situazione di paralisi troviamo tre variabili importanti:

  • Esaurimento dello Statuto di Autonomia e volontà di un cambiamento politico. Dall’epoca di Lizarra-Garazi, il dibattito sul cambio politico è aperto in Euskal Herria. Di fatto, questa è oggi la principale battaglia politica aperta: i contenuti e la direzione del nuovo ciclo che si va ad aprire.
  • Lo spazio politico indipendentista e per la sovranità si trova diviso e con enormi ostacoli per poter incidere politicamente e socialmente. Per questo ci sono serie difficoltà rispetto alla possibilità di condizionare i rapporti di forza sia a livello generale (nei confronti dello Stato spagnolo), sia  specifico (nei confronti del PNV).
  • La repressione contro la Sinistra Abertzale. Anche se la Sinistra Abertzale sta dimostrando una grande capacità per resistere alla repressione degli stati, ci sono serie difficoltà nel promuovere un’accumulazione di forze incisive nei confronti degli stati e del PNV.

 

Per superare l’attuale ciclo politico, esaurito, e la citata situazione di paralisi, ci troviamo di fronte a due possibili soluzioni:

  • Portare avanti una mera riforma dell’ambito attuale, confermando l’imposizione di un soggetto di decisione che si identifica con lo Stato spagnolo e la negazione dell’esistenza di Euskal Herria. Questa filosofia costituzionalista o unionista si basa sull’emarginazione politica della Sinistra Abertzale e sull’integrazione nel modello spagnolo del PNV. Un’impostazione condivisa dall’attuale direzione del PNV. In fin dei conti, una manovra politica simile a quella realizzata 30 anni fa: far finta che si proceda a dei cambiamenti affinché non cambi nulla.
  • Articolare un processo democratico che culminerebbe con il riconoscimento di un ambito democratico in cui trovino spazio e possibilità di sviluppo tutti i progetti politici, all’interno di un accordo di soluzione democratica del conflitto. Un’alternativa in cui la Sinistra Abertzale avrebbe un ruolo chiave e, mediante l’accumulazione di forze indipendentiste e per la sovranità, potrebbe condizionare la strategia e la posizione politica del PNV e di NaBai.[20]

 

Logicamente, lo Stato spagnolo sta lavorando per la prima delle due opzioni. E per questo sta portando avanti una strategia chiara: da un lato debilitare il motore del cambio, la Sinistra Abertzale e, dall’altro, fare in modo che NABai e PNV accettino questa situazione. In questo senso devono essere interpretati gli accordi UPN-PSN e PP-PSE, cosi come la sfida di assumere il controllo istituzionale nell’ambito autonomista della CAV. Sia uno che l’altro sono patti di stato, che hanno come obiettivo blindare l’ambito giuridico e, con il tempo, debilitare le opportunità per il cambio.

 

Intanto, il PNV continua a trovarsi in una situazione difficile. L’esaurimento dello Statuto di Autonomia da un lato, e il fatto che il costituzionalismo abbia fatto proprio la difesa dello Statuto di Autonomia dall’altro, lo hanno lasciato senza proposta politica; in campo abertzale la sua credibilità sta barcollando, mentre nel settore autonomista il PSE gli sta facendo sempre più concorrenza. In questo senso è un elemento molto importante il fatto che sia passato all’opposizione. L’egemonia del PNV si è vista messa in discussione e questo è un fattore da tenere molto in considerazione nel momento di concretizzare la fase politica e la strategia della Sinistra Abertzale, giacché questa situazione permette la strutturazione di un nuovo referente per il nazionalismo.

Le lotte interne e le divisioni che si sono date in EA e EB sono la dimostrazione che ci troviamo alla fine di un ciclo politico e nell’imminenza di uno nuovo, infatti alle porte di un nuovo ciclo i chiarimenti strategici sono una necessità.

In ogni caso, l’ambito giuridico-politico autonomista in Euskal Herria ha raggiunto il massimo sviluppo possibile già da tempo e, se non si realizza una riforma o un cambio, non esistono possibilità di un futuro caratterizzato dalla stabilità. Attualmente, la maggioranza dei cittadini di Euskal Herria vuole costruire il futuro basandosi su parametri completamente diversi: il riconoscimento di Euskal Herria e del diritto a decidere. Pertanto sono aperte come non mai la possibilità di portare avanti una cambio politico profondo, superare l’epoca dello Statuto di Autonomia e aprire una nuova fase democratica.

 

Intanto, in Ipar Euskal Herria, il dibattito politico istituzionale è segnato dal dibattito sulla riforma dello Stato francese, in linea con le riflessioni della commissione Balladur.

Tuttavia, come accade anche nello Stato spagnolo, con vista a Ipar Euskal Herria, Parigi sta rafforzando lo “statu quo”. Non abbiamo dubbi che la riforma di Balladur non implicherà nessun cambio di status per noi. A differenza di quanto accade in Hego Euskal Herria, attualmente non esiste un rapporto di forze tale da permettere un cambio profondo in Ipar Euskal Herria.

Per contro, pur non comportando un cambio di status, i cambiamenti prodotti da questa riforma rappresentano un’opportunità storica per portare avanti la rivendicazione del riconoscimento politico e per diffondere nella società la proposta di un’istituzione autonoma all’interno dello Stato francese, oltre che per assumere la leadership del dibattito:

  • Questa processo di riforma, nella quale si annuncia la scomparsa dei dipartimenti, ha inquietato la classe politica locale incaricata di gestire alcuni pseudo-strumenti di autogoverno (Consiglio dello Sviluppo, Consiglio degli Eletti, ecc.). Il futuro delle istituzioni come il Consiglio dello Sviluppo o il Consiglio degli Eletti sono a rischio. A tal punto che, per la prima volta, i rappresentanti di queste istituzioni hanno avanzato la proposta di un quadro istituzionale proprio con ampie competenze nell’ambito della riforma Balladur, in modo che “Euskal Herria sia padrona del proprio futuro”.
  • Allo stesso tempo, la necessità di riconoscimento istituzionale di cui ha bisogno Ipar Euskal Herria si è posta in termini che van bel oltre il Dipartimento.
  • È stato creato il “Collettivo Autonomia”. Questo collettivo, in cui sono presenti a livello personale militanti di Batasuna, Autonomia Eraiki ed EA, è sorto grazie alle condizioni che si sono create nel momento di elaborare questa rivendicazione. È la prima immagine del nuovo “polo”.”
  • Altro punto da rimarcare è l’immagine che ci hanno lasciato le elezioni europee: la Sinistra Abertzale, cosi come i movimenti indipendentisti e progressisti continuano a rafforzarsi in Ipar Euskal Herria.

 

Tanto in Hego, come in Ipar Eskal Herria, il principale strumento di cui dispongono gli stati per mantenere lo status quo è la repressione. In tal senso, stiamo subendo una durissima offensiva e rimangono aperte tutte le strade della repressione, compresa la “guerra sporca”, come la scomparsa di Jon Anza lascia presagire. Questo intensificarsi della repressione, nel caso di Ipar Euskal Herria, è la risposta al consolidarsi della Sinistra Abertzale e di tutto il movimento abertzale. In Hego Euskal Herria, deve essere letto come un tentativo di condizionare il processo che la Sinistra Abertzale può promuovere nei prossimi mesi-anni per portare avanti il cambiamento politico.

 

Con questo, tanto in Ipar come in Hego Euskal Herria, il panorama politico si sta chiarendo mostrando la presenza di quattro famiglie (PP-UMP, PSOE-PSF, PNV e Sinistra Abertzale) e due proposte politiche: l’integrazione in Spagna o Francia e la sovranità o l’indipendenza.

 

Al di là di tutto ciò, si dovranno analizzare con attenzione i cambiamenti che si stanno producendo nelle strutture e nella condotta della società basca. Uno dei fattori più importanti è quello dell’immigrazione. Quando parliamo d’immigrazione, non ci riferiamo esclusivamente all’arrivo di gente da fuori. Oltre a questo, dovremo tenere presente che, a causa della globalizzazione,  avremo una Euskal Herria molto più delocalizzata (oggi si lavora qui, domani chi lo sa!). Ci sono, inoltre, altri fattori che condizionano la strutturazione della società, come per esempio il tipo di società e il cambio di valori (rafforzamento dei valori del consumismo e dell’individualismo a scapito di valori come la solidarietà e la collettività) che si sta dando a causa della concentrazione nelle grandi città….Tutto questo produce una modificazione del comportamento sociale, a volte in modo incosciente. Questi cambi si stanno producendo a una velocità superiore rispetto a quella del processo di liberazione, creando condizioni negative sia per portare avanti questo processo, sia per sviluppare il nostro progetto politico. Per questo dobbiamo forzare il cambio del ciclo politico al più presto possibile, in modo che la Sinistra Abertzale possa fare fronte a tutte queste tendenze mediante un lavoro di comunicazione sociale e possa dotarsi degli strumenti di intervento necessari.

 

 

 

3. CARATTERISTICHE DELL’ATTUALE FASE POLITICA.

 

L’attuale fase politica è la fase del cambiamento. Una volta generate le condizioni, seguirà la fase di realizzazione. Pertanto l’obiettivo di questa fase è concretizzare una trasformazione dell’attuale realtà politica: costruire un ambito democratico che, superando l’ambito costituzionale-statutario, si basi sul riconoscimento di Euskal Herria e sul rispetto della volontà dei cittadini baschi.

Per raggiungere questo obiettivo, bisogna articolare un processo democratico che si basi sull’accumulazione delle forze esistenti, l’attivazione di nuovi settori, il cambio dei rapporti di forza, la negoziazione e l’accordo politico. Sviluppare un processo di queste caratteristiche è l’unica via per realizzare un mutamento in ambito politico.

In tal senso, le possibilità createsi dopo la Proposta di Anoeta continuano vigenti, pur coscienti del fatto che, se non riusciamo ad approfittarne, possono andar perse. Quindi, le condizioni che rendono possibile un cambio profondo sono:

 

  • Esaurimento del ciclo istituzionale creatosi con la transizione dal franchismo all’attuale Stato spagnolo.
  • Esaurimento del modello di gestione delle istituzioni praticato dal PNV (e a suo modo anche da UPN).
  • Forza acquisita nella società della posizione a favore del diritto a decidere di Euskal Herria e di un profondo cambio politico tale da rendere improponibile qualsiasi ricetta autonomista che non farebbero altro che mantenere il conflitto nei termini attuali.
  • Esistenza di una posizione maggioritaria a favore di un processo negoziale che affronti i nodi del conflitto.
  • Esistenza di una base sociale decisa a favore dell’indipendenza. In Hego Euskal Herria non è mai stata inferiore al 25-30%.
  • Nonostante tutti i distinguo, la maggioranza sindacale fa sue le tesi della Sinistra Abertzale.
  • Una forte aspettativa sociale nei confronti della proposta della Sinistra Abertzale, risolutiva e alternativa al modello di gestione PNV/UPN.
  • Recupero registrato dal nazionalismo nelle regioni basche di Lapurdi, Nafarroa Behera e Zuberoa, come dimostrano i risultati ottenuti da EH Bai e il numero di rappresentanti eletti nei municipi. Risultati che dimostrano il superamento della crisi prodotta dalla divisione interna del 2001. Pur essendo consapevoli che i passi iniziali del processo avranno come principale teatro Hego Euskal Herria, sappiamo, grazie ad altre occasioni, che questo ha una ripercussione positiva in Ipar Euskal Herria.

Sono condizioni concrete, oggettive, tali da permettere alla Sinistra Abertzale di compiere un passo significativo sulla strada del suo obiettivo finale. Bisogna approfittare delle opportunità.

Il quadro giuridico imposto trent’anni fa è esaurito e, stando così le cose, questa è la battaglia attuale: definire e guidare il nuovo ciclo che si va a aprire, in definitiva, determinare il senso del cambiamento politico. Quindi, le priorità della Sinistra Abertzale devono essere la strutturazione di un’adesione popolare e la realizzazione di un cambio nei rapporti di forza, poiché saranno questi a  condizionare la direzione e il contenuto del cambio. La Sinistra Abertzale deve trasformate le opportunità di cambio in una accumulazione di forze capace di garantire la direzione e il contenuto del cambiamento stesso, con obiettivi tattici (riconoscimento di Euskal Herria; rispetto della volontà dei cittadini baschi), così come strategici (l’indipendenza e il socialismo).

Alle porte di questo nuovo ciclo, in un momento in cui tanto gli uni come gli altri stanno realizzando una ridefinizione strategica, la Sinistra Abertzale deve articolare lo spazio indipendentista e collocarlo al centro del terreno politico. In un momento in cui l’autonomismo ha dato tutto quel che poteva dare e le politiche giacobine si sono esaurite, dobbiamo dar forza a una scelta strategica che ci permetta di superare e sostituire il finora egemonico regionalismo. La Sinistra Abertzale deve guidare in Euskal Herria un processo simile a quello che si sta dando in diverse nazioni d’Europa a favore dell’indipendenza.

Per tutto questo, dobbiamo disegnare e sviluppare una strategia efficace.

 

 

 

4. STRATEGIA INDIPENDENTISTA

 

4.1. Quadro strategico

 

L’indipendenza e il socialismo sono gli obiettivi della Sinistra Abertzale e lo Stato Socialista Basco il progetto concreto per portare fino in fondo la liberazione nazionale e sociale.

Perché abbiamo bisogno di uno Stato Basco? Perché dopo aver subito la negazione, il tentativo di assimilazione e di imposizione da parte degli stati oppressori durante decadi, la creazione di uno stato è il cammino più efficace per garantire la sopravvivenza di Euskal Herria e il suo pieno sviluppo. Difficilmente otterremo formule che permettano lo sviluppo integrale di Euskal Herria all’interno di due stati costruiti sulla negazione dei diritti dei piccoli popoli: la partizione e i centri di potere decisionale stranieri sono ostacoli insormontabili. La Sinistra Abertzale vuole costruire uno Stato Basco indipendente per poter rafforzare senza nessun tipo di limite l’identità del popolo, la sua cultura e la sua lingua, ma anche per garantire i diritti, il benessere e la libertà della cittadinanza basca.

Vogliamo anche, con gli strumenti che ci offre uno stato proprio, sviluppare l’internazionalismo con gli altri popoli del pianeta, in modo da renderlo veramente efficace. Il fatto è che la capacità di decisione, i mezzi e le strutture che offre uno stato sono imprescindibili per conseguire questi obiettivi, senza mai dimenticare che è il popolo la base principale su cui poggia. Non bisogna fare altro che guardare al mondo per verificare che i popoli oppressi che non hanno uno stato sopravvivono sotto la continua minaccia di essere assimilati o di scomparire.

Perché abbiamo bisogno di uno stato socialista? Perché è il modo più efficace per fare fronte ai privilegi costruiti a spese dello sfruttamento della classe lavoratrice. Perché vogliamo garantire a tutti e a tutte di vedere soddisfatti i propri bisogni e di avere le stesse opportunità.

Anche se per costruire il Socialismo di Euskal Herria dovremo tenere presenti le esperienze e sperimentazioni rivoluzionarie e di avanguardia realizzate in varie parti del mondo, cercheremo di creare un modello proprio, partendo dalle basi fissate nella lotta di liberazione.

Gli obiettivi strategici di Indipendenza e Socialismo costituiscono un progetto integrale. Qui merita una menzione esplicita la consecuzione dell’uguaglianza piena di diritti tra donne e uomini e il superamento del sistema patriarcale, elementi imprescindibili fin dall’inizio.

Senza sottovalutare altre questioni, la protezione e la difesa della Terra (Ama Lurra) sarà uno dei principali obblighi dello Stato Socialista Basco.

Lo Stato Socialista Basco contemplerà nella sua Costituzione i diritti della cittadinanza, la strutturazione istituzionale (sia nazionale come ad altri livelli) e le caratteristiche concrete del sistema politico. Aprirà la porta alla democrazia partecipativa. Il sistema politico si baserà sulle elezioni e, in base all’appoggio ottenuto in queste elezioni, i partiti politici potranno gestire le istituzioni. Assieme a questo, si regoleranno i meccanismi concreti che permetteranno potenziare al massimo la partecipazione diretta del popolo e dei settori popolari. Tanto i cittadini come gli agenti sociali devono aver l’opportunità di partecipare al dibattito e alla presa di decisioni dei differenti progetti. Saranno rispettate le libertà democratiche.

Sono obiettivi strategici, ma non c’è dubbio che dobbiamo utilizzarli come riferimento fin da ora, perché questi obiettivi strategici sono ciò che dà organicità al nostro cammino. Senza obiettivi finali, gli obiettivi a medio termine possono rimanere zoppi, così come senza mete intermedie l’obiettivo finale può convertirsi in una mera illusione.

Non si tratta, tuttavia, di una illusione. Cosi come abbiamo esposto in precedenza, questa opportunità è possibile nel mondo. In Europa sono sorti nuovi stati e il dibattito è pienamente aperto in Belgio, Scozia o Groenlandia, per fare alcuni esempi.

Se a questi aggiungiamo il caso del Quebec, trarremo la conclusione che, sempre e quando esista la capacità di costruire maggioranze democratiche forti, la costruzione di nuovi stati è una possibilità reale anche in questo che si è dato chiamare “il primo mondo”. Il fatto è che la messa in pratica del diritto all’autodeterminazione è diventata (e diventerà) abituale sia negli stati che riconoscono questo diritto, sia in quelli che lo negano. È da osservare che nel caso della Scozia e del Quebec si sta praticando questo diritto sotto una legislazione che non lo riconosce. Il diritto si utilizza mettendolo in pratica. Da evidenziare è anche il caso del Kosovo: diversi stati stanno riconoscendo l’indipendenza di questo territorio nonostante le risoluzioni contrarie dell’Unione Europea (non è comunque obiettivo di questa analisi giudicare quanto avvenuto in Kosovo, anche perché i metodi utilizzati – in virtù degli interessi delle potenze – sollevano seri dubbi).

Per tutto questo, possiamo affermare quanto segue: la nascita di uno Stato Basco basato sulla volontà dei cittadini e delle cittadine potrebbe ottenere importanti appoggi in ambito internazionale. Dobbiamo curare queste relazioni di appoggio fin da subito e, come abbaiamo potuto constatare anche negli incontri negoziali mantenuti in Svizzera, questa possibilità è assunta con normalità da esponenti significativi.

Più importanti dei fattori esterni sono però quelli interni. Euskal Herria è un popolo organizzato, dinamico, preparato, con redditi pro capite alti e con risorse economiche (con questo non vogliamo assolutamente sottovalutare la situazione di quei settori che soffrono l’esclusione e la miseria, ed è per questo che vogliamo costruire il nostro progetto da sinistra). Siamo un popolo preparato per l’indipendenza. Con sufficiente maturità e con forti basi politiche, sociali ed economiche.

Di conseguenza, la linea politica che deve guidare la nostra strategia implica un lavoro con obiettivi a livelli diversi: quello ideologico (rafforzare la convinzione che lo Stato Basco sia l’opzione più vantaggiosa per la cittadinanza basca e per Euskal Herria); pratico (affinché i passi che si possano fare giorno dopo giorno – attraverso la creazione di strumenti popolari – mostrino ciò che vogliamo conseguire come meta finale) e politico (l’accordo politico necessario in questa fase deve aprire le porte all’indipendenza).

 

 

 

4.2. Obiettivi tattici

 

Il cammino verso lo Stato Basco deve seguire, necessariamente, livelli diversi e tappe intermedie. In questo senso, il nostro obiettivo tattico consiste nel conseguire un ambito di decisione democratico che permetta una risposta consensuale ai nodi dell’autodeterminazione e della territorialità. Un sistema che, partendo dal riconoscimento di Euskal Herria e dal rispetto della volontà dei cittadini e delle cittadine, renda possibile la messa in campo di tutti i progetti politici, tra i quali la nascita dello Stato Basco.

La Sinistra Abertzale presentò già a Ustaritze e nel “Polideportivo Anaitasuna” la sua proposta di un sistema di decisione democratico. Detta proposta, in termini generali, ha due fondamenti: la istituzionalizzazione di Ipar Euskal Herria e l’unità territoriale di Hego Euskal Herria. In entrambi i  casi deve essere riconosciuto il pieno diritto a decidere della cittadinanza e il sistema giuridico-politico deve garantire la possibilità di mettere in pratica volontariamente l’indipendenza e l’unità di Euskal Herria. Abbiamo proposto un’autonomia che contempli il riconoscimento nazionale e offerto un possibile modello per tutta Euskal Herria, che sia adeguato a ogni rispettiva realtà. Questa proposta può non essere l’unica rispetto a un quadro democratico e, di conseguenza, ce ne potrebbero essere altre.

Nell’ultimo processo di negoziazione, la questione dell’unione dei quattro territori di Hego Euskal Herria è stato uno dei nodi centrali. Dobbiamo fare una riflessione su questo. La posizione assunta rispetto alla Alta Navarra e l’unità territoriale è in un certo senso una posizione difensiva: in fondo sappiamo che se, in futuro, si giungerà all’unità territoriale, la volontà della cittadinanza navarra sarà imprescindibile. Pertanto il nostro obiettivo deve essere il recupero dell’egemonia sociale. In questo senso, siccome stiamo parlando del  diritto a decidere, dobbiamo rivendicare il nostro pieno diritto a decidere anche il nostro modello di organizzazione interna. Dobbiamo essere noi baschi, in questo caso i cittadini e le cittadine dei due nuclei di influenza (CAV e Navarra) a decidere, avendo come unico limite la nostra volontà, il modello di relazioni che vogliamo.

 

 

 

4.3. Costruzione nazionale

 

Attraverso il processo di riflessione degli anni ’93-’94, la costruzione nazionale diventò la componente principale della strategia della Sinistra Abertzale. Da una parte, i settori che potevano appoggiare il cambiamento del quadro politico non si univano alla strategia di negoziazione ETA-Stato. Dall’altra, si doveva far fronte al logorio che gli Stati provocavano sui pilastri strategici (euskara, economia, educazione..).

In una certa misura, mediante il lavoro in comune, mostrammo ad altre persone e ad altri settori i limiti che imponeva, in diversi ambiti, il quadro politico vigente. In questo modo ci fu uno spostamento verso la rivendicazione di un nuovo quadro. Le dichiarazioni del sindacato ELA, che affermò che “lo Statuto di autonomia è morto”, erano il fedele riflesso che questa strategia stava dando i suoi frutti. Da allora, logicamente, l’obiettivo avrebbe dovuto essere la costruzione di questo nuovo quadro politico. Tuttavia, dobbiamo precisare che la costruzione nazionale è uno strumento per il cambiamento del quadro politico, anche se alcuni – in modo erroneo – l’hanno voluta presentare come un modo di costruire una realtà alternativa.

 

A tutt’oggi, trovandoci in una fase di cambiamento del quadro politico, la costruzione nazionale è un principio di grande valore politico, per i seguenti motivi:

  • Andando ben oltre la semplice denuncia, continua a mostrare una realtà di limiti e imposizioni – in tutti gli ambiti – dovuta al sistema istituzionale vigente.
  • La costruzione nazionale evidenzia chiaramente la necessità di un cambiamento politico.
  • Senza aspettare che arrivi quel giorno, permette di rendere attuale la lotta a favore di Euskal Herria. È uno strumento per l’attivazione popolare, tanto importante in questa fase.
  • È efficace perché permette di fare passi concreti. Situa progetti concreti sul cammino della loro realizzazione. La costruzione nazionale implica la definizione di alcune priorità e per questo, già da tempo, la Sinistra Abertzale ha deciso di investire in quegli ambiti che costituiranno le colonne portanti: la lingua, l’educazione, l’organizzazione territoriale e socio-economica, la nazionalità e l’articolazione territoriale.
  • Nell’ambito della lingua, dobbiamo lottare perché l’euskara sia ufficiale in tutta Euskal Herria e perché i diritti linguistici siano rispettati.
  • In campo educativo, dobbiamo dare nuovi passi per ottenere un sistema pubblico nazionale. Una delle priorità potrebbe essere promuovere dinamiche a favore della creazione dell’Università Basca (Euskal Unibertsitatea).
  • In campo socio-economico, oltre a combattere l’ingiustizia (torneremo sul tema più avanti), dobbiamo accendere il dibattito sul modello di struttura economica e sociale per Euskal Herria e per questo è necessario portare avanti anche progetti concreti. In questo senso sarà imprescindibile che il lavoro in comune dei sindacati nazionalisti – nell’organizzazione di iniziative e proposte comuni – abbia prospettiva e impostazione strategica.
  • Rispetto all’organizzazione territoriale esistono differenti campi di intervento: da un lato far fronte agli eccessi di oggi e, dall’altro, costruire alternative concrete: infrastrutture, rifiuti, risorse naturali… Esistono innumerevoli tematiche, sia a livello comunale sia a livelli più ampi. Speciale menzione merita il Treno ad Alta Velocità (TAV) perché questo macroprogetto è lo specchio del modello di sviluppo economico e sociale imposto a Euskal Herria. Esistono molte ragioni per essere contrari al progetto del TAV: il danno che crea all’ambiente, gli interessi economici che questo progetto difende, la mancanza di informazione e il disprezzo della volontà cittadina, il supporre, in settori strategici – come il trasporto – un’ipoteca delle risorse pubbliche…. Di conseguenza, la proposta della Sinistra Abertzale è chiara: paralizzare le opere di costruzione e aprire un dibattito sui bisogni della cittadinanza e di Euskal Herria in generale. La sinistra Abertzale crede che il movimento popolare debba essere il protagonista della denuncia di questa imposizione, che debba esigere un dibattito e che sia necessario sviluppare una battaglia in base alla forza di questo movimento. D’altro canto, per quanto riguarda il modello di organizzazione territoriale, non possiamo cadere in semplici schemi “anti-sistema”. La Sinistra Abertzale ha come obiettivo la costruzione dello Stato Basco e su questa strada è necessario tenere presente il carattere interclassista dell’accumulazione di forze che si vuole promuovere. In altre parole, la Sinistra Abertzale intende cambiare la società attraverso l’indipendenza, però per questo, o meglio proprio per questo, non può ipotecare completamente la sua linea politica per una lotta specifica, se le modalità di tale lotta creano contraddizioni che possono impedire l’accumulazione di forze.
  • Negli ultimi anni si è anche avanzato nel lavoro a favore della nazionalità, sia a livello generale (creazione della Carta d’identità basca, EHNA, con relativi alti e bassi), sia su aspetti concreti (quanto avvenuto con la creazione di squadre nazionali in diversi sport, per esempio). È un settore di lavoro di grande potenzialità e rafforza strategicamente l’obiettivo dello Stato Basco.
  • Anche l’articolazione territoriale deve diventare una politica del processo democratico: oltre a essere un fattore importante affinché questo processo segua una direzione e persegua risultati corretti, si tratta di un intervento di carattere strategico (rafforzare la coscienza e l’identità nazionale…).

Quindi dobbiamo riorganizzare e creare nuove istituzioni e organizzazioni che contemplino Euskal Herria nella sua integrità, in ambito culturale, sportivo, istituzionale… In realtà sono centinaia i progetti e le dinamiche attivate e sviluppate negli ultimi decenni. Oltre a quelli già menzionati, quanto realizzato in altri ambiti – come nel settore della comunicazione o della cultura, per esempio – sta contribuendo a radicare l’identità del popolo e questo ha un grande valore strategico. È certo che, in quanto inseriti nel progetto di “costruzione nazionale”, non è stato analizzato correttamente il risultato concreto di alcuni di essi. Anche rispetto a questi progetti, devono essere valutati correttamente l’appoggio ottenuto e i risultati concreti, altrimenti ne trarremmo una falsa immagine.

La Sinistra Abertzale deve essere promotrice del processo di costruzione nazionale. C’è una certa confusione rispetto a questo: la costruzione nazionale e la strategia a livello popolare (che ne sarebbe la sua massima espressione) non si possono realizzare unicamente nell’ambito della Sinistra Abertzale. Le dinamiche e le attività da svolgere non possono essere spazi solo della Sinistra Abertzale. L’unione di forse che bisogna costruire merita una riflessione specifica. Ovviamente organizzazioni come il Forum di Dibattito Nazionale hanno molto da dire rispetto a questo.

Dobbiamo articolare il processo democratico e ottenere quote di potere per poter dare passi efficaci nella costruzione nazionale, sbloccando l’attuale situazione blindata a questo livello e mettendo in campo strumenti efficaci. La nostra strategia si basa sulla conquista del potere. Per questo vogliamo l’indipendenza e lo Stato. Negli ultimi anni, atteggiamenti “alternativi” hanno creato il pericolo di alterare questa visione politica e la nostra stessa strategia.

 

 

 

4.4 La lotta di sinistra

 

È da tempo che la Sinistra Abertzale ha riconosciuto che la liberazione nazionale e la liberazione sociale sono le due facce della stessa medaglia. In questo senso, la V Assemblea di ETA ha significato forse il contributo ideologico più importante al processo di liberazione. Nonostante questo, è certo che in determinate occasioni – sia per la centralità del conflitto, sia per i rapporti e la subalternità al PNV – il carattere di sinistra è stato relegato in secondo piano. Per questo è necessaria la formazione di militanti in questo campo, specialmente tra le nuove generazioni.

Nella fase attuale, le offerte politiche, la pratica e la lotta di sinistra devono aver una grande importanza. In primo luogo, perché la situazione stessa lo esige. La crisi economica è ricaduta ancora una volta sulle spalle della classe lavoratrice e dei settori popolari, mentre il sistema finanziario viene “innaffiato” con denaro pubblico. I benefici economici del periodo di crescita sono finiti nelle solite mani, mentre la precarietà di allora si è convertita oggi in disoccupazione.

Il movimento dei lavoratori ha molto da dire, attraverso la rivendicazione dei diritti delle persone salariate e fissando posizione di classe. I settori popolari (piccoli commercianti, autonomi, cooperative…) soffriranno pesantemente le conseguenze crisi e per questo è necessaria un’alleanza tra la classe lavoratrice e i settori popolari contro gli attuali nemici: gli sfruttatori e i grandi speculatori.

Nell’ambito del lavoro, la precarietà e gli infortuni sono tra i nostri maggiori nemici. D’altro canto, non possiamo certo dimenticare la situazione specialmente grave che soffrono alcuni settori popolari. La gioventù e le donne entrano nel mercato del lavoro in condizioni sempre peggiori, ammesso che abbiano la possibilità di entrarci. La lotta di sinistra che realizzerà il movimento indipendentista deve tenere presente anche la difficile situazione di quelle persone in avanzata età che con una vita dedicata al lavoro hanno creato ricchezza (pensionati, casalinghe o nullatenenti). Contro l’esclusione sociale, si deve lottare perché tutti loro abbiano una vita dignitosa.

Oltre al lavoro e ai salari, la casa è diventata una problematica di vitale importanza per molte persone: per molti è impossibile accedere a un’abitazione dignitosa e per molti altri è molto difficile riuscire a pagarla.

La problematica relativa alla speculazione e allo sfruttamento del terreno e del mercato immobiliare, presenta facce diverse in Euskal Herria. In Ipar Euskal Herria, per esempio, ha una dimensione politica di prim’ordine, poiché le “seconde” case sono il simbolo dell’oppressione come popolo. Ed è certo che la gente vede di buon occhio le azioni di protesta. La problematica non è di oggi: l’organizzazione armata Iparretarrak ebbe tra i suoi principali obiettivi il settore immobiliare.

Oltre alle condizioni di vita, la Sinistra Abertzale deve mantenersi ferma la difesa dei diritti delle persone e della loro integrazione. Il razzismo, lo sfruttamento sessuale, la violenza maschilista, l’omofobia… sono nemici degli indipendenti di sinistra, tanto nel nostro programma politico come nella nostra azione quotidiana.

La lotta di sinistra deve concretizzare una politica di alleanze e la relazione con altre forze (questa tematica verrà trattata più avanti). Per esempio, facendo un’analisi di classe, appare evidente agli occhi di tutti, a favore di chi lavora il PNV: senza ombra di dubbio a favore di coloro che si arricchiscono con il plusvalore creato dalla classe lavoratrice e che realizzano grandi affari; e questo nonostante la base sociale del PNV si nutra, in gran parte, di gente appartenente a settori popolari. Tuttavia, il fatto di avere molti lavoratori e lavoratrici tra iscritti e votanti non modifica la chiara direzione delle strutture e dei nuclei di potere del partito. Pertanto, l’alternativa al PNV deve essere creata partendo dalla pratica per ottenere la sovranità, ma si deve anche costruire sulla pratica di sinistra.

Sulla strada della trasformazione sociale, visti tutti questi elementi,  dobbiamo lavorare per fissare punti di riferimento concreti e plasmare un quadro proprio endogeno con risorse politiche ed economiche concrete (Ambito Basco di Relazioni Lavorative, Spazio Socioeconomico Basco), come passo intermedio imprescindibile nel cammino verso il Socialismo. Il sindacalismo abertzale – guidato da LAB – ha fissato da tempo questi punti fondamentali per   legare il cambiamento politico a quello sociale.

L’ultimo sciopero generale, oltre a rappresentare una risposta alla crisi, ha posto sul tavolo di discussione questo tema, in modo da poter superare la sottomissione alle politiche di Madrid, di CCOO e UGT e delle istituzioni autonomiste (CAV e CFN – Comunidad Foral Navarra) e per potere mettere in atto misure efficaci per fare fronte alle conseguenze della crisi.

Per concludere, la nostra lotta di sinistra deve avere riferimenti chiari in ambito internazionale. In tal senso, ci identifichiamo con i processi di liberazione che si stanno dando in Europa e in Sud America e con il Socialismo del XXI secolo e mostriamo la nostra disponibilità piena a prendere parte a quest’ultimo. Questi sono i riferimenti ideologici e politici della Sinistra Abertzale.

 

 

 

4.5 Strategia nazionale

 

Con l’obiettivo di mettere in pratica un progetto nazionale per Euskal Herria, dobbiamo sviluppare una strategia nazionale, perché altrimenti, senza una strategia nazionale, la situazione di divisione può annullarci. Per questo, la pratica politica della Sinistra Abertzale deve avere come riferimento la totalità di Euskal Herria e rivolgersi a Euskal Herria nel suo insieme.

Il primo elemento è la strutturazione della Sinistra Abertzale. Si deve rafforzare il carattere nazionale delle organizzazioni: abbiamo bisogno di  organizzazioni presenti in tutta Euskla Herria. Anche la situazione politica, quella sociale e quella economica devono essere analizzate in una prospettiva nazionale, perché un’analisi limitata porta inevitabilmente con sé una linea politica limitata. L’ultimo passo della strategia nazionale sarà fissare una linea politica nazionale. Tutte le proposte e le iniziative devono essere realizzate da un punto di vista nazionale. Per poter garantire questo, la Sinistra Abertzale, oltre che sulla composizione delle sue strutture, deve attivare altre risorse (informazione, formazione, metodologie di lavoro e di intervento…).

Tutto questo, comunque, non significa non prendere in considerazione la realtà di ogni luogo. Al contrario: in ogni territorio e in ogni ambito la strategia nazionale deve tener presente le caratteristiche specifiche del luogo e adeguarsi, perché per coerenza strategica ogni nucleo di azione ha ritmi e caratteristiche specifiche.

Esistono inoltre, questioni importanti che interessano solo alcune parti del territorio. In questi casi, per esempio, la strategia nazionale deve essere uno strumento per creare solidarietà fra componenti diversi della cittadinanza basca e, inoltre, il lavoro ben svolto a livello locale può diventare un elemento della strategia nazionale.

Essendo il perno della nostra pratica politica, la strategia nazionale non può essere sottoposta alla congiuntura. Sia in un processo come Lizarra-Garazi, sia nell’apertura del processo di negoziazione con il Governo spagnolo – per fare due esempi – la nostra pratica si basa su una strategia nazionale, nonostante le differenze rispetto alla situazione e alla “spettacolarizzazione” dei risultati

In definitiva, in questa fase politica dobbiamo riaffermate una strategia nazionale, a maggior ragione sapendo che può significare un contributo importantissimo nello sviluppo del processo democratico. Nella misura in cui il processo avanzi, dovremo entrare in una fase di definizione (limiti di ognuno dei soggetti presenti, peculiarità di ogni territorio…), e proprio per questo è imprescindibile una strategia che faccia riferimento a tutta Euskal Herria, per evitare che la strada da percorrere porti verso la meta sbagliata.

 

 

 

5. IL PROCESSO DEMOCRATICO, LA CHIAVE PER IL CAMBIAMENTO POLITICO.

 

5.1. Caratteristiche del processo democratico

 

Il processo democratico è un’azione politica generale e per questo ha come obiettivo l’accumulazione di forze per il cambiamento politico.

Pertanto il processo democratico non è solo una linea di lavoro, ma anche la colonna portante della strategia indipendentista. La consecuzione  dell’accordo politico renderà possibile la messa in pratica delle condizioni giuridico-politiche necessarie per raggiungere l’obiettivo indipendentista. Il raggiungimento di tale accordo permetterà inoltre di perseguire gli obiettivi strategici in condizioni migliori.

Il processo democratico è una fase precisa del processo di liberazione, coerente con il nostro percorso storico, e ci permetterà di assumere la leadership dell’ultima tappa (quella del raggiungimento dell’indipendenza). In questo senso, la Sinistra Abertzale deve assumere e compiere due doveri strettamente uniti tra loro: da un parte, avanzare verso il cambiamento politico, raggiungendo un accordo politico che instauri un quadro democratico e porti alla risoluzione del conflitto; dall’altra rafforzare le posizioni strategiche (indipendenza e socialismo), attraverso un sempre maggior appoggio alla creazione di uno Stato Basco, l’articolazione di Euskal Herria, la creazione di uno spazio di relazioni lavorative proprio, una politica socioeconomica rivolta a tutta Euskal Herria…).

La costruzione nazionale è un ingrediente fondamentale del processo democratico. È successo, in qualche occasione, che i due elementi siano stati presentati come antagonisti, quando in realtà sono complementari e pertanto devono procedere di pari passo. Perché la costruzione nazionale in sé e senza nuove regole del gioco democratico non potrà portare al nuovo quadro politico di cui ha bisogno Euskal Herria. Non è la stessa cosa costruire strutture di contropotere e conquistare il potere. Bisogna riconoscere che un quadro democratico di per sé non garantisce il cambiamento di direzione, per questo è il popolo che deve attivarsi ed è qui dove la costruzione nazionale acquisisce un’importanza vitale.

Il processo democratico è la strategia più efficace per permettere di modificare le attuali “regole del gioco” e ragionare con parametri che permettano alla Sinistra Abertzale di essere più forte e incisiva.

Il processo democratico dovrà spostare il fattore tempo a nostro favore. Lo Stato sta utilizzando il fattore tempo per sfiancare la Sinistra Abertzale e far scomparire le condizioni per il cambiamento. Una volta posto in marcia il processo democratico, dovremo convertire il tempo in nostro alleato e gestirlo in modo tale da rendere insostenibile l’eterna negazione da parte dello stato di una soluzione del conflitto. Dobbiamo fare in modo che, con il tempo, sia in ambito internazionale, sia nella percezione dei cittadini, lo stato sia visto come boia qual è, e noi come le vittime che siamo; non c’è dubbio che la visualizzazione dei ruoli reali dei soggetti presenti ci beneficia e pregiudica lo stato.

Il processo democratico deve avere come base la parola e le decisioni prese della cittadinanza basca e pertanto si deve realizzare senza nessun tipo di violenza o ingerenza esterna. In questo senso, per ridurre l’azione di chi intende negare i diritti della cittadinanza di Euskal Herria, è fondamentale l’attivazione delle forze che appoggiano il processo e un sistema democratico. Questa sarà la maggior garanzia per il processo stesso, coscienti che lo stato metterà in campo tutti gli strumenti a sua disposizione per impedirlo.

Per altri aspetti, come qualsiasi processo, anche quello democratico dovrà essere dinamico e graduale, in modo da avvicinarsi passo dopo passo ai suoi obiettivi.

Il processo democratico esige che gli incontri negoziali con i delegati dello stato abbiano caratteristiche concrete. La negoziazione si baserà sulla consecuzione di differenti accordi politici e, grazie all’unione forze, porterà a un mutamento dei rapporti fra le stesse; la costruzione nazionale (dinamiche e risorse per l’articolazione di Euskal Herria, socializzazione dell’identità nazionale di Euskal Herria…) potrà venirne condizionata positivamente.

La negoziazione deve essere la spinta e lo strumento del processo democratico che però non si limita alla negoziazione e non deve assoggettarsi a essa, per lo meno non totalmente. In tal senso, anche se in certi momenti la negoziazione può essere bloccata dallo stato, dovremo essere in grado di procedere nel processo democratico dando passi verso l’accumulazione di forze e la costruzione nazionale.

Rispetto alle garanzie, deve essere chiaro che le uniche condizioni che possono garantire il rispetto degli accordi raggiunti mediante la negoziazione, così come i progressi nel processo, saranno l’unione di forze, il cambio di rapporti fra queste e la costruzione nazionale.

 

 

5.2. STRUMENTI DI LAVORO DEL PROCESSO DEMOCRATICO

5.2.1 La ristrutturazione della Sinistra Abertzale

In questa fase del processo di liberazione è compito della Sinistra Abertzale compiere la funzione di motore. La Sinistra Abertzale è l’unica garanzia che il processo democratico segua la direzione sperata. Dobbiamo avere chiaro che è compito della Sinistra Abertzale guidare tale processo democratico sia in termini politici, sia in termini istituzionali e sociali.

Pertanto, per poter affrontare questo compito, la Sinistra Abertzale deve ristrutturarsi e, per questo, deve promuovere una riflessione generale e senza pregiudizi rispetto alle forme organizzative. In ogni caso, in questa ristrutturazione, è fondamentale riattivare la presenza unitaria dei cittadini.

L’Unità Popolare deve essere la casa di tutti gli indipendentisti di sinistra e il soggetto principale della lotta istituzionale e di massa. È il principale interlocutore della Sinistra Abertzale in questa fase politica e deve avere vocazione di gestire il potere sorto dalla volontà popolare, partecipando nella competizione elettorale, sia in solitario che in coalizione. L’Unita Popolare è lo strumento principale per sviluppare il progetto politico del movimento indipendentista di sinistra. Si tratta di un progetto politico proprio che dobbiamo cercare di definire e concretizzare in base alle diverse fasi del processo. Ovviamente, con un cambiamento della situazione, l’Unità Popolare deve aver come obiettivo la legalizzazione.

Detto questo, la strategia indipendentista e di sinistra ha bisogno di un Movimento Basco di Liberazione Nazionale forte, che abbia come basi l’organizzazione, l’impegno militante e la chiarezza ideologico-politica. Infatti, per portare fino in fondo il processo democratico necessario in questa fase, è imprescindibile una Sinistra Abertzale forte.

 

 

Lotta di massa e lotta istituzionale

 

Nella misura in cui si faranno dei passi avanti nello sviluppo della strategia, i punti fondamentali dell’azione della Sinistra Abertzale saranno la lotta di massa e la lotta istituzionale, complementari tra di loro. Siamo coscienti delle difficoltà in questi campi, ma questi sono gli strumenti che permettono un reale accumulo di forze, attivo e partecipato.

Per poter rendere efficaci la lotta istituzionale e quella di massa è necessario tenere presenti anche altri ambiti decisivi, per articolare l’attività politica e sociale quotidiana.

  • La battaglia ideologica. Per sviluppare gli obiettivi politici della Sinistra Abertzale è imprescindibile immergersi nel dibattito sulle idee e sui contenuti. Dobbiamo accelerare l’affermazione dei valori delle persone, dei collettivi e dei popoli liberi, per contrarrestare schemi conservatori e reazionari. Difficilmente potremmo attivare una strategia nazionale di sinistra che abbia come basi la lotta solidale e la solidarietà collettiva, se la società avanza verso l’individualismo e l’egoismo. Per la Sinistra Abertzale, la lotta ideologica non solo serve per la socializzazione degli obiettivi a lungo termine, ma è fondamentale anche per dare forza alle iniziative attuali. Le lotte, le mobilitazioni popolari e il lavoro istituzionale da portare avanti in questo momento devono far propri gli schemi ideologici e politici che permetteranno l’adesione attiva di tutti gli indipendentisti di sinistra. Costruire il nostro lavoro e le nostre lotte su questi principi è ciò che ci permetterà di avvicinare e stringere relazioni con altri settori popolari.
  • Comunicazione con il popolo. Viviamo in una società di comunicazione di massa. Questo condiziona il processo di comunicazione con la società, necessario per poter portare avanti l’attività della Sinistra Abertzale. Non possiamo comunque dimenticare che il sistema dei mezzi di comunicazione è strettamente legato al potere e che difende fedelmente le attuali barriere imposte a Euskal Herria. Pertanto, anche se dobbiamo cercare di avanzare nella difficile relazione che abbiamo con questi mezzi – si dovrà denunciare l’apartheid e la manipolazione nei confronti della Sinistra Abertzale – dovremmo rafforzare anche altri canali di comunicazione. In questa fase di diversificazione degli sforzi per creare un ambito di comunicazione di Euskal Herria, dovremmo studiare le opzioni che presentano i diversi mezzi d’informazione e la possibilità di creare mezzi propri, utilizzando le nuove tecnologie.
  • La base sociale. Per dare efficacia alla strategia nazionale di sinistra è fondamentale attivare la base sociale della Sinistra Abertzale. Questo non succede spontaneamente, quindi bisognerà fare degli sforzi in tal senso. Anche se è molto importante che le iniziative da prendere, in questo nuovo ciclo politico, siano quelle giuste, la forza e l’efficacia di tali iniziative dipende in gran parte dell’appoggio e dall’impulso proveniente dalla base sociale. Pertanto la Sinistra Abertzale deve creare e rafforzare canali stabili di comunicazione costante con la sua base sociale, la quale  permetterà alla Sinistra Abertzale di arrivare a tutta la società.
  • Riferimento sociale. La Sinistra Abertzale deve prestare maggiore attenzione alla società basca. Innanzitutto, dobbiamo rappresentare la leadership dei nazionalisti indipendentisti. In seguito, dobbiamo organizzare in lavoro comune con le altre forze nazionaliste per dare una dimensione di strategia di popolo alla costruzione nazionale. Infine, dobbiamo cercare di rompere la divisione nei due blocchi monolitici abertzale/non abertzale. Questo è fondamentale per ottenere l’integrazione popolare e, in certe zone, per cambiare i rapporti di forza attuali rispetto al progetto di costruzione di uno Stato basco. Come potremmo ottenere, altrimenti, in queste zone, l’appoggio popolare di cui abbiamo bisogno?

 

Mobilitazione popolare

 

La lotta di massa, oltre a essere un elemento della mobilitazione popolare, è anche un segnale della forza di un progetto rivoluzionario. Come nella dinamica di risposta agli attacchi dello Stato, il processo democratico che si deve sviluppare senza arresti ha bisogno della mobilitazione popolare.

Le mobilitazioni a livello nazionale o locale sono strumenti fondamentali per dare forza all’attività e al progetto politico della Sinistra Abertzale. È necessario curare l’organizzazione e la preparazione delle stesse, ponendo attenzione, oltre che alla mobilitazione stessa, anche al lavoro previo e posteriore, come parte integrante dell’azione politica. A maggior ragione tenendo presente che, negli ultimi anni, le manifestazioni della Sinistra Abertzale sono state in molti casi proibite o silenziate dai mezzi di comunicazione.

Oltre a questi importanti appuntamenti, non bisogna sottovalutare le mobilitazioni a livello di paese o di zona, poiché danno efficacia alla nostra azione sociale. È vero che possono manifestarsi stanchezza e problemi, e per questo è necessario analizzare e rivedere continuamente i metodi e le forme di mobilitazione, studiando il momento, le diverse modalità possibili, definendo con precisione la caratterizzazione della mobilitazione…

Abbiamo parlato delle diverse forme di mobilitazione rispetto all’ambito territoriale (nazionali, di provincia e zonali o di paese). Un’altra possibile classificazione è quella relativa agli obiettivi: se si tratta di un problema settoriale o generale. Negli ultimi tempi, le mobilitazioni settoriali hanno dimostrato una grande capacità di mobilitazione. Rappresentano un grande potenziale e mostrano il carattere integrale del conflitto. Il contributo dei militanti dei diversi settori è enorme, e questo lavoro quotidiano è fondamentale per non fermarsi al puro attivismo e compimento di “ordini”.

Altri strumenti di lotta sono la disobbedienza civile e l’obiezione. Rappresentano la modalità per opporci alla imposizione e dimostrare ciò che vogliamo per il futuro. Sempre con l’obiettivo di logorare l’avversario e dimostrare una certa efficacia. Nel nostro caso, è un ulteriore ingrediente da inserire nella strategia generale, poiché la nostra non è mai stata, e non è, una rivoluzione da realizzare in un solo colpo (né armato, né civile). Sono la costruzione nazionale, la lotta di sinistra e in generale il processo democratico in sé, gli strumenti necessari per un profondo cambiamento progressivo.

Pertanto il nostro obiettivo è diffondere lo spirito di lotta nelle piazze, nei centri di lavoro e di studio, nei luoghi di grande concentrazione sociale…. C’è bisogno della mobilitazione popolare. Ovviamente la mobilitazione popolare deve collocarsi all’interno della strategia generale e dei nostri obiettivi.

 

 

Elezioni e istituzioni

 

Le elezioni sono un ambito di intervento fondamentale, soprattutto tenendo presente che Euskal Herria appartiene al denominato Primo Mondo, si trova in Europa, in pieno XXI secolo. Non ci sono dubbi sull’importanza delle elezioni, basta osservare quanto successo negli ultimi anni: nelle elezioni provinciali e municipali del 2003, abbiamo assistito al fallimento del tentativo di annullare la Sinistra Abertzale, ed è stata proprio la risposta data nelle elezioni a rendere manifesto in modo chiaro questo fallimento.

Le elezioni avvenute in Spagna dopo l’11 marzo 2004 hanno rappresentato un vero capovolgimento. Nello stesso anno, in Ipar Euskal Herria, grazie alle elezioni, fu chiaro che il cammino intrapreso da Batasuna era corretto: la formazione HZ (che rappresentava la Sinistra Abertzale) si convertì nel riferimento delle persone indipendentiste e progressiste e si dimostrò invece fallimentare la scommessa fatta da AB (scissione di Batasuna) in alleanza con i Verdi.

Nel 2005 con il voto legale a EHAK (Partito Comunista delle Terre Basche) cominciò la scalata; dalle municipali del 2007 uscirono rafforzati i due partiti di riferimento del processo di negoziazione in atto (Sinistra Abertzale e PSOE).

La risposta è stata buona anche nelle elezioni del 2008 e nelle recenti elezioni nella CAV ed Europee, che hanno creato le basi per una strategia efficace e la scommessa sulla quale si basa questo documento.

Pertanto, coerentemente con il percorso storico, l’attività e la cultura politica della Sinistra Abertzale, le elezioni rimangono un fronte di lotta fondamentale, uno dei principali per dimostrare la forza reale acquisita nella società. A maggior ragione se vogliamo creare un polo forte che porti il processo democratico fino alle sue ultime conseguenze. Altrimenti ci aspetta un oscuro futuro, caratterizzato dall’atomizzazione e dall’isolamento sociale.

Le istituzioni sono un’area di attività politica. Non possiamo dimenticare che attualmente viviamo la situazione più antidemocratica degli ultimi 30 anni,  che l’esclusione è stata portata fino a limiti insospettabili ed è chiara l’intenzione di continuare su questa strada. Come vedremo nel capitolo dedicato alle iniziative di risposta, questa situazione richiede una denuncia permanente.

Tuttavia è evidente che la situazione è molto cambiata negli ultimi 30 anni. Alcuni anni fa ritenevamo che la partecipazione della Sinistra Abertzale in certi ambiti e istituzioni avrebbe legittimato e rafforzato il quadro giuridico-politico esistente, perché quello era il momento di metterlo in discussione. Oggi, invece, quando vogliamo portare avanti una transizione politica fondata sulla costruzione nazionale, la stessa presenza della Sinistra Abertzale nelle istituzioni è ciò che smuove la società. Le abbiamo delegittimate in tutti questi anni e così continueremo a fare, finché non venga instaurata una democrazia reale.

Guardando indietro, abbiamo un altro elemento di autocritica da fare: la possibilità che abbiamo dato al PNV, a volte involontariamente, di gestire le istituzioni per anni si è convertita in un ostacolo strutturale per avanzare. Per cambiare questa situazione non riteniamo efficaci atteggiamenti definiti “antisistema”, benché possano essere validi da un punto di vista rivoluzionario. Dobbiamo ottenere voti e conquistare ambiti di gestione per portare avanti la nostra strategia.

Rispetto al futuro, se il processo democratico dovesse andare avanti, dovremmo assumere le istituzionali attuali come ambiti d’influenza politica, in modo da poter promuovere e condizionare dall’interno il più possibile la costruzione nazionale e la natura dell’accordo politico. Oltre che rafforzare il nostro progetto.

Inoltre, la Sinistra Abertzale dovrà avere grande influenza nelle istituzioni e strutture che nascano dal processo di negoziazione, poiché in esse si porrà in marcia il processo di autodeterminazione e perché le condizioni per l’esercizio di questo diritto dipenderanno dal lavoro realizzato in questi ambiti.

Allo stesso tempo, devono essere inserite nella nostra attività politica tutte le forme di istituzionalizzazione che possano rafforzare la struttura nazionale e il processo democratico. Un passo importante sarà la riattivazione di Udalbiltza. È fondamentale analizzare quando e con che modalità promuovere questa riattivazione, in modo che assuma l’importanza che merita. Non possiamo sprecare inutilmente le gemme.

 

 

 

5.2.2. Politica delle alleanze: riunire le forze indipendentiste

 

La Sinistra Abertzale deve definire una strategia che accomuni tutti quei settori della società che vogliono la sovranità e che li unisca su una linea indipendentista. Dobbiamo accettare il fatto che, per raggiungere una maggioranza nazionalista e progressista, bisogna riunire forze provenienti da differenti aree e classi sociali. In questa fase è necessaria un’alleanza plurale perché, se ci lasciamo accecare dai dogmi, non raggiungeremo mai una maggioranza indipendentista, attuando pertanto contro il progetto indipendentista stesso.

Bisogna trasformare in soggetto politico attivo la maggioranza che in Euskal Herria rivendica legittimamente un cambio sociale e politico. Il compito è superare l’attuale atomizzazione di forze e creare un’unione in modo da  condizionare in senso positivo il cambiamento sociale e politico modificando i rapporti di forza attuali che disegnano la mappa politica di Euskal Herria.

Pertanto l’accumulazione di forze e il processo democratico sono inseparabili. La garanzia principale di portare a termine un cambio politico sarà la presenza della mobilitazione popolare e le sue conquiste. In questa fase politica, una delle battaglie principali sarà la definizione dei contenuti del cambiamento politico e della sua direzione. In questi termini dovremo situare lo scontro tra coloro che negano e promuovono la spartizione territoriale di Euskal Herria e chi vuole portarla all’indipendenza attraverso un nuovo quadro democratico. Dobbiamo strutturare in chiave indipendentista la maggioranza sociale di Euskal Herria che è favorevole al cambiamento democratico e politico.

In questa politica di alleanze è particolarmente importante che il lavoro sindacale in comune abbia un profilo strategico e, allo stesso tempo, dia un contributo proprio allo sviluppo di questo settore indipendentista.

L’accumulazione di forze, come abbiamo spiegato, è una lavoro da realizzare in tutta Euskal Herria, tenendo presente le caratteristiche specifiche di ogni realtà, ma con l’obiettivo di rafforzare il punto di vista nazionale. In Ipar Euskal Herria, attualmente, non esistono rapporti di forza tali da produrre un cambiamento reale, e non c’è dubbio che riforme come quella di “Balladur” non porteranno cambi di status per noi. Lo Stato manterrà lo “staus-quo”. Per sbloccare questa situazione un elemento chiave è un lavoro comune fra tutte le forze nazionaliste, progressiste e di sinistra, e anche in questo caso la Sinistra Abertzale può rappresentare l’elemento trainante. Nei prossimi anni, dobbiamo estendere la nostra influenza non solo ai settori abertzale, ma alla società in generale e per farlo dobbiamo continuare a lavorare e ad approfondire una serie di aspetti settoriali che hanno grande importanza.

 

 

 

5.2.3. Dinamica di risposta: costruire la muraglia popolare

 

L’attacco dello Stato spagnolo, oltre a essere estremamente violento, è anche molto profondo e articolato; anche lo Stato francese sta aumentando gli interventi per isolare completamente la Sinistra Abertzale. Questa realtà richiede una risposta ferma, innanzitutto per far fronte agli eccessi e alla barbarie. Ma dobbiamo vedere anche gli altri obiettivi di questa lotta che è necessario rafforzare: rendere sempre più evidente la delegittimazione dell’attuale quadro legale e la necessita di un cambiamento politico; rendere cosciente la società che il principale obiettivo dell’ondata repressiva è impedire il progetto indipendentista.

Nella battaglia contro lo stato d’eccezione, assume speciale rilevanza la proibizione dell’attività politica e sociale della Sinistra Abertzale. Oltre a essere un grave attacco contro i diritti democratici, è anche lo strumento principale del tentativo di spezzare la colonna vertebrale della strategia indipendentista. Ci sono due modi complementari per rispondere a questa situazione: la denuncia delle illegalizazzioni e aggirare le proibizioni, continuando a lavorare al nostro progetto politico.

Il vortice della repressione non deve accecarci e ancor meno allontanarci dalla nostra scommessa politica. Sarebbe un grande favore che faremmo al nemico. Sono necessarie e imprescindibili le due strade: difendere la nostra proposta politica e mantenere la capacità e la volontà di lottare, valore collettivo e culturale della Sinistra Abertzale.

Dobbiamo essere in grado di guardare la realtà. Ci vogliono soffocare e inoltre vogliono farci sentire che ci stanno soffocando, vogliono farci pensare che è impossibile fare qualunque qualcosa. La lotta psicologica è un fattore di grande importanza. È vero che quando la macchina dello stato si mette in movimento è quasi impossibile fermarla, ma questo non significa che le risposte in termini politici e di mobilitazione non servano a niente. Al contrario, prima o poi otterremo la vittoria sulla scommessa repressiva dello stato, come è già successo anteriormente. Sarà quasi impossibile fermare l’operazione in marcia, ma una risposta adeguata rappresenterà la rovina per chi l’ha diretta, oltre a rafforzare le posizioni di chi, come noi, difende una soluzione democratica.

Merita un’attenzione e una denuncia speciale l’attuale situazione istituzionale antidemocratica generatasi a partire dalla messa fuori legge delle organizzazioni politiche legate alla Sinistra indipendentista. Oggi, la maggioranza delle istituzioni di Euskal Herria non hanno una rappresentazione democratica e molti posti sono occupati da gente che non ha la legittimazione del voto popolare. Finché questa situazione permane, bisogna fare un grande sforzo di denuncia, senza per questo trascurare tentativi e iniziative per restaurare una rappresentazione popolare democratica. La denuncia si trasformerebbe così in un lavoro in comune.

Se riuscissimo ad articolare l’ampio polo del quale stiamo parlando, potremmo far fronte allo stato di eccezione grazie al lavoro comune di coinvolgimento della società in questa denuncia.

È inutile precisare che gli sforzi per riattivare un processo democratico devono smantellare questi meccanismi di repressione, se vogliamo avanzare verso una soluzione. La volontà di riaprire il processo si misurerà anche nella volontà di mantenere o no queste forme di repressione, elemento che può  creare tensioni e contraddizioni anche al nostro interno, se dovessimo essere giunti a una definizione chiara di questo processo e all’attivazione e strutturazione delle forze che lo sostengono. Deve prevalere nella società l’idea che non ci siano alternative al processo.

In questo senso,deve essere chiaro che la dinamica di risposta è al servizio della scommessa per il processo di cambiamento. Bisogna rispondere alla repressione e allo stato d’eccezione partendo dall’accumulazione di forze plurali (alleanze politiche e sociali) e non dallo schema Sinistra Abertzale versus Stato, sia ora che ci troviamo alle porte del processo, sia nella sua prosecuzione. È prioritario far fronte alle ingerenze dello stato attraverso questo prisma e non mettere in discussione il processo mediante dibattiti sterili su presunte volontà. La ragione è ovvia: come abbiamo ripetuto in precedenza, l’unica garanzia di avanzare nel processo è l’accumulazione di forze e la mobilitazione sociale, non presunte volontà e accordi firmati.

La costruzione di una barriera in grado di far fronte alle ingerenze statali e allo stato di eccezione deve avvenire partendo da questa prospettiva.

 

Prigionieri ed esiliati

 

Le persone prigioniere, i rifugiati e gli esiliati politici sono una conseguenza del conflitto imposto dagli stati, oltre a essere il riflesso più chiaro del processo di liberazione, l’esempio di un popolo che lotta per la libertà. I prigionieri e gli esiliati, oltre a rappresentare un modello di lotta, sono un esempio della capacità di mantenere fermi gli obiettivi politici, sono combattenti per l’indipendenza e il socialismo. Il loro contributo politico è stato cruciale in molte occasioni, per esempio nel sabotaggio alla normalizzazione della riforma del franchismo e nel rispondere alla politica del pentitismo che aveva come obiettivo la liquidazione del processo di liberazione. I prigionieri e gli esiliati hanno giocato un ruolo molto importante anche nel nuovo ciclo iniziato dal movimento indipendentista a partire dal 1994. E questo ruolo deve essere fondamentale anche nel processo da portare avanti da adesso in poi.

In questo contesto, ci sono diversi aspetti da affrontare:

  • Innanzitutto bisogna dire che il processo democratico deve permettere il loro ritorno a casa. Bisogna riorganizzare l’intero fronte di lotta partendo da questa prospettiva. In questo senso è necessario mettere in marcia  una dinamica di mobilitazione sociale come quella della fine del franchismo a favore dell’amnistia.
  • Il collettivo di prigionieri/e e di fuggiaschi/e ha una natura politica, sono soggetti politici e per questo rivendicano uno status politico. È compito della Sinistra Abertzale rafforzare questo status politico e creare canali mediante i quali i prigionieri/e possano partecipare direttamente al processo. Ai tempi di Lizarra-Garazi si chiedeva ai governi che i/le prigionieri/e potessero partecipare al processo. Ma non è qualcosa che dobbiamo chiedere agli stati. Agli stati dobbiamo esigere che gli sia permesso riunirsi, ricevere rappresentanti politici, senza restrizioni, però non sono gli stati a decidere la loro partecipazione o meno. Questa è una decisione del collettivo di prigionieri/e ed esiliati/e e la Sinistra Abertzale deve rendere possibile questa loro partecipazione, al di là degli ostacoli posti dagli stati.
  • Il tema del collettivo di prigionieri/e e rifugiati/e è un tema strettamente legato al superamento del conflitto. L’amnistia (intesa, come dicevamo già nell’alternativa KAS, in senso tattico come liberazione delle persone prigioniere) sarebbe il segnale più chiaro dell’avvenuto superamento del conflitto
  • È, più che mai, un terreno di lotta per la difesa dei diritti umani. L’isolamento, la dispersione, la condanna a vita, la non scarcerazione dei/delle prigionieri/e ammalati/e, i maltrattamenti, gli incidenti stradali dei loro famigliari…. Ci sono innumerevoli ingiustizie da denunciare e superare. Visto che gli stati portano avanti una politica carceraria sempre più disumana, questa lotta deve essere una delle principali nell’attuale situazione politica.

 

Tutti questi temi devono essere inseriti nel tentativo di mettere in moto questo processo democratico. Fermare la violazione dei diritti umani (disattivazione delle leggi speciali; liberazione dei/delle prigionieri/e che, in base alle leggi vigenti, dovrebbero essere liberi; trasferimento di tutti i prigionieri nelle carceri di Euskal Herria) dovrebbe essere uno dei primi passi sulla strada della distensione necessaria per un processo democratico.

Allo stesso tempo, è un elemento fondamentale della negoziazione per superare una volta per tutte le conseguenze del conflitto. Crediamo che, quando riusciremo di nuovo ad aprire una fase di negoziazione, non si debba aspettare fino alla fine per trattare questi temi. Dobbiamo superare la paura che, mettendo questi temi sul tavolo, si possa indebolire l’aspetto politico. Lo schema del processo deve essere un altro: pur controllando i tempi e le relazioni tra i diversi tavoli di negoziazione, qualsiasi progresso in qualsiasi ambito rafforzerà il processo.

D’altra parte, lo sviluppo o meno del processo non deve condizionare il nostro lavoro per trovare delle soluzioni a problemi concreti che riguardano questi collettivi. Possiamo fare una riflessione: non è la stessa cosa che un collettivi di prigionieri/e e rifugiati/e abbia 5 o 30 anni. Per esempio: durante i primi anni della riforma, poteva essere un dramma che un prigioniero – un gudari (soldato basco)- avesse problemi psicologici. Oggi sappiamo che questo non rappresenta un fallimento, bensì una conseguenza della crudeltà estrema della situazione in cui vivono. Pertanto bisogna cambiare e adeguare gli schemi utilizzati rispetto a questi collettivi, sempre come conseguenza del dibattito realizzato al loro interno.

È necessario attivare nuove forze per affrontare il tema di prigionieri ed esiliati, relativamente alla portata della sfida politica in atto. Nella fase che vogliamo sviluppare, bisogna creare un amplio fronte sociale a favore della lor liberazione.

In tal senso, la muraglia popolare, oltre a rispondere allo stato di eccezione, deve assumersi il compito di dare risposte alla situazione dei/delle prigionieri/e e rifugiati/e, organizzando un fronte popolare per l’amnistia e le libertà democratiche.

 

 

 

5.2.4. Il FRONTE DI NEGOZIAZIONE

 

La Negoziazione: strumento permanente

 

Il fronte negoziatore deve essere permanente, anche nelle situazioni più avverse. In tutti i processi di negoziazione che siamo riusciti ad aprire finora, ci siamo resi conto, una volta iniziati, di non essere sufficientemente preparati. C’è un unico modo affinché questo non si ripeta: rivedere le esperienze vissute finora, analizzarle criticamente e assumere la negoziazione come un settore di lavoro permanente.

Per questo la Sinistra Abertzale deve strutturare un gruppo permanente dedicato alla negoziazione, integrato nella direzione. Gli incontri interlocutori, le relazioni diplomatiche, i lavori di indagine, la cura delle relazioni… devono essere sistematici e portati avanti con attenzione, senza lasciare spazio all’improvvisazione. Infatti il fronte negoziatore non è uno strumento di utilizzo a breve termine ma a lungo termine, indispensabile fino alla consecuzione dello Stato Basco.

 

 

Evoluzione della negoziazione

 

Per definire il lavoro da compiere in questo campo è imprescindibile tenere presente le esperienze precedenti, dalle tappe antecedenti alle negoziazioni di Algeri fino a oggi, poiché le caratteristiche della negoziazione hanno subito importanti cambiamenti.

  • Prima di Algeri. Si proponeva una negoziazione tra il principale potere dello stato (l’esercito) ed ETA, essendo l’esercito il garante della transizione e della riforma che non rompeva con il passato regime.
  • Algeri. Dopo la vittoria del PSOE e l’accettazione dello Stato spagnolo nel “club democratico” europeo, è il governo spagnolo a diventare l’interlocutore di ETA. È la prima volta che si parla di un “tavolo dei partiti”.
  • Alternativa Democratica. La negoziazione segue un doppio binario: ciò che devono realizzare gli attori sociali e politici baschi e quello che si deve sviluppare nella negoziazione con lo stato. Il conflitto non è ETA versus Stato, bensì Euskal Herria versus Stato.
  • Orain Herria Orain Bakea. (Adesso il popolo, adesso la pace) È un’ulteriore specificazione della proposta precedente. Definisce quali sono i soggetti che intervengono nella negoziazione e il lavoro da compiere in ognuno dei tavoli negoziali. Lo schema della negoziazione si riflette nella proposta di Anoeta; si tratta di un unico processo che segue due strade: l’accordo tra gli agenti baschi (settore dove si devono raggiungere accordi politici) da un lato, e la negoziazione tra gli stati ed ETA dall’altro. A differenza di quanto successo anteriormente, è Batasuna a presentare la proposta politica.

Questa evoluzione deve essere un punto di riferimento, quando si tratta di definire la metodologia e i contenuti delle negoziazioni.

 

 

Caratteristiche della negoziazione

 

Innanzi tutto è necessario ripetere che la negoziazione non è un obiettivo in sé, e non deve essere presentata come una conquista. Si tratta di uno strumento, il quale deve dare concretezza e stimolare il processo di cambiamento politico.

L’obiettivo della negoziazione politica è garantire valore giuridico-politico alle conquiste ottenute mediante la lotta popolare, in modo da costruire una nuova struttura giuridico-politica democratica. Inserita nel processo democratico, la negoziazione politica deve avere come obiettivo concretizzare i termini del cambiamento politico e la strada da percorrere per conseguirlo. Pertanto la negoziazione politica e l’accordo da ottenere attraverso questa sono strumenti per avanzare nel processo di liberazione. Nel nostro processo di liberazione, che non prevede una rivoluzione totale, la negoziazione è uno strumento fondamentale. La negoziazione politica è un fronte di lotta (tanto per la Sinistra Abertzale come per lo stato). Quindi la Sinistra Abertzale deve interpretare i tavoli di negoziazione come ambiti dove difendere le conquiste ottenute tra il popolo.

Lo schema della negoziazione si riflette nella proposta di Anoeta. È un sola negoziazione che scorre su due binari: quello che devono percorrere gli agenti di Euskal Herria (dove si raggiungeranno gli accordi politici) e quello della negoziazione tra ETA e gli stati.

 

 

Negoziazione e comunità internazionale

 

Come per tutto il processo democratico in generale, anche nell’ambito della negoziazione, la comunità internazionale è un fattore da tenere in seria considerazione. Si è visto nelle esperienze accumulate gli ultimi anni che ci sono opzioni affinché la comunità internazionale possa essere un elemento di appoggio per la negoziazione. In questo modo, l’implicazione diretta di elementi internazionali favorirà l’apertura di negoziazioni, la consecuzione di accordi e il loro compimento.

La comunità internazionale può esercitare pressione sugli stati (in questa fase, sullo Stato spagnolo), ma ovviamente eserciterà pressioni anche sulla Sinistra Abertzale. In questo senso, anche se possiamo trarre vantaggi dalla sensibilità internazionale per risolvere il problema politico, non possiamo pensare che la comunità internazionale si schieri in difesa di tutte le nostre tesi, né che prenda posizione a nostro favore, poiché stiamo lottando contro due stati che anche in quest’ambito hanno un grande potere.

Nonostante ciò, non dobbiamo sottovalutare le possibilità di ottenere l’appoggio internazionale grazie ad atteggiamenti coerenti e proposte democratiche. Questo è il nostro punto di forza.

 

 

Negoziazione e appoggio sociale

Un processo democratico richiede un’ampia base sociale, in modo da garantire l’efficacia delle decisioni prese dai diversi soggetti implicati. In questo senso, è necessario articolare uno spazio politico, sociale e sindacale che sostenga le basi di un ampio processo di dialogo e negoziazione. Parliamo di uno spazio senza frontiere ideologiche prefissate, che vigilerà sul processo democratico e sull’accordo politico perché, come abbiamo ripetuto anteriormente, sarà l’appoggio sociale l’unico garante del fatto che il processo porti ad accordi politici.

 

 

 

6. PASSI DA COMPIERE PER LA CONSECUZIONE DELL’OBIETTIVO

 

Per articolare il processo democratico e mettere in moto la strategia efficace proposta in questo documento, dobbiamo compiere quattro grandi passi. Considerati in modo isolato, possono aver uno sviluppo autonomo, ma è necessario che si alimentino e si sostengano mutuamente:

  • Ristrutturazione della Sinistra Abertzale. È un tema urgente. Se diciamo che la Sinistra Abertzale deve essere il motore, non ha senso non mettere mano all’attuale situazione e al suo futuro fin da adesso. Bisogna iniziare a lavorare. L’Unità Popolare sarà lo strumento politico principale della Sinistra Abertzale per completare la struttura portante della strategia e avanzare con essa.
  • Creare uno spazio di incontro per gli indipendentisti. Si tratta di organizzare uno spazio sociale, sindacale e politico indipendentista in modo da coinvolgere ampi settori ed essere ideologicamente incisivi. Si tratterebbe di uno spazio che raccoglie sempre più gente e che possa completare il messaggio ideologico. Rappresenterà il nesso tra l’offerta tattica (l’accettazione internazionale, diritto a decidere, strutturazione territoriale…) e la direzione strategica (Stato Basco, indipendenza). Questo luogo d’incontro dovrà avere una struttura leggera – le caratteristiche di un “movimento” – e dovrà incorporare progressivamente sempre più settori popolari. Attraverso il suo sviluppo può convertirsi in uno strumento elettorale e pertanto avere una presenza nelle istituzioni, cambiando gli attuali rapporti di forza tra costituzionalisti e con il PNV e diventando la forza principale tra i nazionalisti. Allo stesso modo, può servire per promuovere lo sviluppo del processo democratico e della sua direzione. In ogni caso, rispetto alla lotta di massa e alla lotta istituzionale, l’Unità Popolare sarà il punto di riferimento e l’organizzazione politica della Sinistra Abertzale. Il punto d’incontro degli indipendentisti non sarà qualcosa che rimpiazzi né l’Unità Popolare né la Sinistra Abertzale. Deve invece rappresentare una proposta degli indipendentisti rivolta a chiunque sia favorevole all’autodeterminazione, terreno su cui costruire una strategia indipendentista.
  • Costruire la muraglia popolare. Oltre ad avanzare nella ristrutturazione della Sinistra Abertzale e a creare un punto d’incontro tra indipendentisti, è necessario erigere una muraglia popolare quanto prima. Questa muraglia deve aggregare uno spettro sociale il più ampio possibile, mobilitato innanzitutto con l’obiettivo di denunciare l’attuale situazione di eccezione e promuovere una soluzione democratica; successivamente, per esigere il rispetto e degli accordi raggiunti e degli impegni presi in un processo democratico e, nella misura in cui il processo avanzi, il rimpatrio dei/delle prigionieri/e, oltre che per denunciare i possibili tentativi di ingerenza dello stato.
  • Riattivare di un processo di negoziazione. Con gli ingredienti anteriori, con la partecipazione degli organismi internazionali e rafforzando la gestione del fronte di negoziazione, ci porremmo come obiettivo impegnarci nel processo democratico e nel suo rispetto. In questo senso, è un compito da realizzare quanto prima la messa in moto del “Forum per una soluzione democratica” menzionato in precedenza.

 

 

 

Euskal Herria, ottobre 2009


[1]            Il significato di “abertzale” è fortemente associato a una particolare corrente di sinistra del nazionalismo basco che comprende un ampio raggio di organizzazioni come partiti politici, sindacati, organizzazioni culturali e una parte significativa dei movimenti delle donne, ambientalista e internazionalista. Come il repubblicanesimo ha uno speciale significato nel contesto irlandese, abertzale non può essere inteso solo come “nazionalista” senza tenere presente questa caratterizzazione/ruolo progressista.

[2] Ley Orgánica de Armonización del Proceso Autonómico, approvata il 30 giugno 1982 da PSOE e UCD (partito allora al governo guidato a Adolfo Suarez). Sull’onda del tentativo di golpe del 23 febbraio 1981, prevedeva il passaggio di competenze alle Comunità Autonome in modo graduale con il fine di equipararle le une alle altre, togliendo in questo modo specificità alle Comunità Autonoma basca e catalana. Il ricorso al Tribunale Costituzionale (1983) da parte di queste due istituzioni venne accolto, abolendo il carattere organico e armonizzatore di questa legge.

[3] Alternativa politica che prende il nome da KAS (Koordinadora Abertzale Sozialista), coordinamento di organizzazioni politiche e della sinistra indipendentista basca sorto nel 1975. Dopo una prima stesura elaborata da ETApm (organizzazione politico militare che si scioglierà nel 1984), a partire dal 1978 KAS definisce un programma politico che sarà fatto proprio da ETAm e dalla sinistra indipendentista, esso contempla:

1. Amnistia totale.

2. Legalizzazione di tutti i partiti politici, inclusi quelli indipendentisti, senza che debbano modificare i loro statuti.

3. Espulsione dal Paese Basco di Guardia Civil, Policía Armada e Cuerpo Superior de Policía (forze di sicurezza spagnole).

4. Adozione di misure per migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari e specialmente della classe operaia. Soddisfazione immediata delle loro aspirazioni sociali ed economiche espresse dai loro organismi rappresentativi.

5. Statuto di autonomia che contempli, quanto meno, i seguenti requisiti:

a) Riconoscimento della sovranità nazionale del Paese Basco. Diritto all’autodeterminazione, incluso il diritto alla creazione di uno stato proprio.

b) Euskara lingua ufficiale, prioritaria nel Paese Basco.

c) Le forze di difesa cittadina che sostituiranno le attuali forze repressive saranno create dal Governo basco e dipenderanno unicamente da esso.

d) Le forze armate di stanza inel Paese Basco saranno sotto il controllo del Governo basco.

e) Il popolo basco avrà poteri sufficienti per dotarsi delle strutture economiche, sociali e politiche che consideri più convenienti per il suo progresso e benessere, così come per realizzare qualsiasi trasformazione autonoma delle stesse.

[4] Zona Especial Norte. Insieme di misure di polizia, sociali ed economiche elaborate durante il governo UCD e applicate in epoca PSOE (dal 1983) per fronteggiare la dissidenza politica e armata nelle province basche di Araba, Bizkaia, Gipuzkoa e Navarra.

[5] Gruppi Antiterrorismo di Liberazione. Gruppi paramilitari composti da elementi della mafia marsigliese, delinquenza comune, neofascisti e membri delle forze di sicurezza spagnole organizzati nelle alte sfere del Ministero degli Interni spagnolo. Dal 1983 al 1987, hanno ucciso una trentina di persone tra rifugiati baschi, dirigenti della sinistra indipendentista basca, cittadini di Iparralde (province basche sotto amministrazione francese).

[6] Dal 1987 al 1989 si sono a svolte ad Algeri una serie di conversazioni politiche tra rappresentanti del governo spagnolo e rappresentanti di ETA. L’annuncio ufficiale delle conversazioni venne dato, da ambedue le parti, nel gennaio 1989 con la conseguente tregua di ETA che durerà fino alla rottura delle conversazioni nell’aprile dello stesso anno. Nelle conversazioni si propose anche la creazione di un tavolo tra i partiti politici baschi.

[7] Ipar Euskal Herria: Paese Basco Nord, cioè le provincie basche di Lapurdi, Zuberoa e Nafarroa Behera, sotto amministrazione francese. Queste province non hanno uno status proprio e sono incluse amministrativamente nel Dipartimento dei Pirenei Atlantici.

[8] Nel marzo del 1992, nella località basca di Ipar Euskal Herria, Bidart, vennero arrestati, in un’operazione congiunta franco-spagnola, i dirigenti di ETA Francisco Múgica Garmendia, «Pakito», José Luis Álvarez Santacristina, «Txelis», e José María Arregui Erostarbe, «Fiti».

[9] La proposta chiamata Alternativa Democratica venne avanzata da ETA e fatta propria dalla Sinistra Abertzale nel 1995. In occasione dell’annuncio, ETA dichiarò un alto al fuoco di una settimana. La proposta verteva su due tavoli di discussione. In uno ETA ed il Governo discutevano sul diritto all’autodeterminazione nell’altro le forze politiche, sindacali e sociali discutevano un accordo sul progetto politico per Euskal Herria. La diffusione del video, da parte di Herri Batasuna (Unità Popolare), forza politica rappresentante la Sinistra Abertzale, dove ETA spiegava i contenuti dell’Alternativa Democratica, comportò l’arresto del gruppo dirigente di Herri Batasuna e la condanna, in prima istanza, a sette anni di carcere. Il Tribunale Supremo, in seconda istanza, revocò la condanna.

[10]            Nel settembre 2004 Batasuna (nome che assume Herri Batasuna dopo il processo di rifondazione del 2000), anche se fuori legge, riunisce diecimila persone nel velodromo di Anoeta di San Sebastián, dove si annuncia una proposta di soluzione al conflitto. In essa si contemplano due tavoli negoziali: quello tra le forze politiche e sociali per trovare un accordo politico e l’altro tra Governo ed ETA dove si tratteranno le questioni inerenti “smilitarizzazione, prigionieri e rifugiati, vittime”.

[11]            ELA: sindacato storico del nazionalismo basco nato nel 1911 e attualmente il principale sindacato con più di 100.000 iscritti. LAB: sindacato della Sinistra Abertzale, nato nel 1978, attualmente conta circa 40.000 iscritti. I due sindacati assieme ad altri sindacati baschi minori rappresentano la maggioranza sindacale nelle province basche. ELA e LAB sottoscrissero nel 1995 un documento nel quale si reclamava il diritto all’autodeterminazione per Euskal Herria.

[12]            Accordo firmato nel settembre del 1998 dalla maggioranza delle forze politiche sindacali e sociali di Euskal Herria, ispirato dal processo di pace anglo-irlandese. Conseguenza dell’accordo fu la tregua unilaterale dichiarata da ETA. Il testo dell’accordo cosi recitava:

            POTENZIALE ATTUAZIONE IN EUSKAL HERRIA Tenendo presenti gli aspetti che hanno favorito il processo di pace e l’Accordo in Irlanda, noi crediamo che il conflitto in Euskal Herria possa trovare una risoluzione seguendo questa linea di azione: Identificazione: Il problema basco è un conflitto politico-storico in cui sono coinvolti lo Stato Spagnolo e quello Francese. La sua risoluzione deve essere necessariamente politica. Esistono opinioni differenti riguardo l’inizio e il mantenimento di questo conflitto, l’unità territoriale, rispetto alla decisione e alla costruzione della sovranità politica – ma, come dato di fatto, questi punti diventano questioni fondamentali da risolvere. Metodo: Una soluzione politica può essere trovata solo attraverso un aperto processo di dialogo e di negoziazione basato sul confronto; quest’ultimo deve includere tutte le parti implicate e rispettare la partecipazione del popolo basco. Processo: Fase preliminare: Il processo di dialogo e di negoziazione deve partire dal dibattito fra più parti, senza richieste imposte da nessuna di loro. Fase risolutiva: Questo è il processo di risoluzione e di negoziazione in senso stretto, che comprende lo zelo e l’impegno delle parti di occuparsi delle ragioni del conflitto. Questa fase dovrebbe avvenire con la cessazione dell’espressione violenta del conflitto e la tregua dalle armi. Caratteristiche della negoziazione: La trattativa deve essere globale in quanto deve affrontare e rispondere a tutte le questioni del conflitto, oltre che alle relative conseguenze. Non ci sono limiti nelle cose da fare. La negoziazione non può essere considerata come un processo utile a soddisfare i propri interessi, bensì deve servire a trovare una risoluzione al conflitto. Chiavi di risoluzione: Lo scopo di trovare una soluzione implica che una negoziazione deve decisamente essere ottenuta in pace, senza imposizioni, nel rispetto delle diversità di Euskal Herria e in modo da considerare allo stesso modo tutte le scelte politiche, agevolare la pratica della democrazia ascoltando la voce dei baschi, costruire lo Stato in questione in base alle loro richieste e alle loro decisioni. Scenario risultante: L’accordo di risoluzione non sarà chiuso o definitivo, ma contemplerà delle strutture aperte, con nuove formule per soddisfare le esigenze di tutte le tradizioni e aspirazioni sovrane della gente di Euskal Herria.  

[13]            Udalbiltza. Assemblea degli eletti nei municipi del Paese Basco, istituzione creata alla luce dell’Accordo di Lizarra-Garazi. Dopo la rottura dall’accordo, solo la sinistra indipendentista mantenne in attività l’istituzione che elaborò una “Carta dei diritti di Euskal Herria” (23 novembre 2002). Ecco alcuni punti:

 

            Dalla Carta dei diritti di Euskal Herria” Udalbiltza, 23 novembre 2002

 

            PROCLAMIAMO che:

            (..)Euskal Herria ha diritto a esistere come popolo, al riconoscimento della condizione di soggetto di diritto, che come tale gli corrisponde, e al rispetto della propria territorialità

            (..)Euskal Herria appartiene alle donne e agli uomini che vivono in essa, senza distinzione di etnia, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di altra indole. A loro, esclusivamente, spetta decidere sulla propria condizione politica, norme di relazione e e organizzazione interna ed esterna e dotarsi delle strutture politiche, sociali ed economiche che considerino più opportune, con modalità democratiche e con la partecipazione di tutta la  cittadinanza senza esclusioni o ingerenze esterne.

            (..)Euskal Herria riconosce questo stesso diritto a tutti i popoli del mondo. Rinuncia, pertanto, a qualsiasi tipo d’ingerenza o interesse strategico rispetto ad altri popoli e persegue la soluzione negoziata di tutti i conflitti

            (..) L’accesso alla cittadinanza basca si garantirà senza differenza alcuna di origine, etnia o qualsiasi altra condizione.

            (..) Euskal Herria ha diritto di decidere liberamente le proprie relazioni con gli altri popoli.

            (..) Proclamiamo in questa Carta la nostra adesione ai diritti e libertà contemplati nelle Carte, patti, trattati, convenzioni o dichiarazioni internazionali, con speciale menzione ai diritti alla vita e all’integrità delle persone, la libera espressione delle idee, l’uguaglianza senza discriminazione per ragioni di sesso, scelte ed orientamento sessuale, religione o pensiero, la libertà di credo o credenze e la libera partecipazione politica con preminenza alla rappresentazione paritaria di uomini e donne.

            (..) Consideriamo l’uguaglianza di opportunità e la non discriminazione delle donne un elemento fondamentale del nostro futuro come popolo. È necessario garantire l’uguaglianza dei diritti a tutte le persone nei differenti ambiti sociali e superare le profonde conseguenze sociali e culturali che secoli di emarginazione delle donne hanno radicato nella nostra società.

            (..) Tutti gli uomini e le donne di Euskal Herria, cosi come le generazioni future, hanno diritto a vivere e formarsi in euskara, senza alcuna limitazione.(..) Partendo da una prospettiva specifica e come arricchimento. Assumendo allo stesso tempo la diversità linguistica del proprio ambito e del mondo in generale, il sistema educativo di Euskal Herria dovrà garantire la capacità di vivere in euskara alla popolazione che concluda il periodo di scolarizzazione obbligatoria, assieme all’insegnamento del castigliano, francese edinglese come lingue di comunicazione e di intercambio.

            (..) Tutte e tutti i cittadini di Euskal Herria hanno diritto all’educazione

            (..) Euskal Herria ha diritto di esprimere  la propria cultura e i propri connotati di identità. Ha diritto di esprime e trasmettere la sua arte, storia e cultura, contribuendo in questo modo al patrimonio dell’umanità, senza alcun tipo di imposizione o censura.

            (..) Tutte le persone che vivono in Euskal Herria hanno diritto a una vita dignitosa e a condizioni di uguaglianza sociale che garantiscano uno sviluppo integrale.

            (..) Euskal Herria ha diritto a sviluppare e controllare il suo progresso scientifico e tecnologico, così come le risorse naturali del proprio territorio (..) Il progresso scientifico e la tecnologia saranno al servizio della società e non saranno usati in modo tale da generare differenze sociali né discriminazioni nell’accesso al lavoro o allo sfruttamento della ricchezza collettiva.

            (..) Euskal Herria si impegna a non basare la propria prosperità sullo sfruttamento di altri popoli. La situazione attuale di molti popoli non è estranea alle relazioni ingiuste e di imposizione che Euskal Herria, anche se soggetta alle strutture e decisioni statali, ha mantenuto con essi. Riconosciamo, pertanto, il debito contratto, come parte del denominato Primo Mondo, con i popoli sfruttati della Terra.

 

 

 

[14]            Nel febbraio del 1977, nell’Hotel Txiberta di Anglet (Ipar Euskal Herria) le forze politiche di ambito basco, tra cui ETA e PNV, si riunirono per discutere un’iniziativa politica comune in vista delle prime elezioni legislative in Spagna dopo quarant’anni di dittatura franchista. L’analisi sulla natura della riforma politica spagnola porterà al fallimento dell’inziativa. In quell’occasione, ETA attuò una tregua di tre mesi.

[15]            Con la chiusura di alcune imprese e del quotidiano della sinistra indipendentista basca Egin, nell’estate del 1998 inizia una serie di azioni giudiziarie guidate dal giudice Baltzar Garzón contro mezzi d’informazione, associazioni politiche, culturali e antirepressive, che saranno incriminate per collaborazione o appartenenza a banda armata nel denominato procedimento 18/98.

[16]            Il 27 giugno 2002 venne approvata dal parlamento spagnolo la Legge dei Partiti Politici  (Ley Orgánica 6/2002). Una legge studiata ad hoc per illegalizzare Batsuna. Le conseguenze di questo provvedimento sono state la messa fuori legge di Batasuna e di gran parte delle candidature elettorali della sinistra abertzale che si sono presentate, da quella data, nelle diverse competizioni elettorali. Tale legge ha ricevuto critiche da organismi internazionali come il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite o Amnesty Internacional.

[17]            Nel 2003 il governo autonomo basco, guidato dal PNV, propone una riforma dello Statuto di Autonomia della Comunità Autonoma Basca (CAV) che prenderà il nome del presidente della CAV, Juan José Ibarretxe. La proposta, pur ottenendo l’approvazione della maggioranza assoluta nel Parlamento autonomo della CAV, verrà bocciata nel 2005 dal parlamento spagnolo con i voti del PSOE e del PP.

[18]            EHAK, Partito Comunista delle Terre Basche. Piccola formazione politica che, nelle elezioni autonomiste nella CAV del 2005, si offrì di rappresentare la sinistra abertzale, vista la politica di illegalizzazione del governo spagnolo. Nonostante l’annuncio sia stato dato pochi giorni prima delle elezioni, EHAK otterrà nove deputati nel parlamento della Comunità Autonoma Basca.

[19]            Loiola, cittadina basca nella quale durante l’ultimo processo negoziale 2005-2007, PNV, PSOE e Sinistra Abertzale si sono riuniti a più riprese per trovare un accordo politico.

[20]            Coalizione elettorale formata da forze politiche di ambito basco presentatasi nel 2007 alle elezioni municipali e Forales (Provinciali) della Navarra, divenendo la seconda forza politica navarra, e alle legislative spagnole del 2008.

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International Magazine Issue#8

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